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Reggina – Quando il progetto fatica ad essere tecnico: ecco l’undici amaranto senza difficoltà economiche

C’è modo e modo di retrocedere.  Lo si capisce dall’impatto che ha avuto la Reggina con la Lega Pro e da quello di Novara e Juve Stabia.

Gli amaranto sono a un passo dalla retrocessione in Serie D,  i piemontesi del reggino Mimmo Toscano sono in piena corsa per tornare subito tra i cadetti e i campani lottano per i play off.

Fa eccezione il Padova fallito, forse per aver fatto il passo più lungo della gamba negli anni della B.

Gli incentivi all’esodo dello scorso giugno hanno forse dato respiro alle pendenze, ma hanno depauperato irrimediabilmente il patrimonio tecnico della squadra amaranto.

Sebbene l’organico di inizio stagione fosse lontano dal valere una retrocessione, fa effetto vedere quale sarebbe potuto essere l’undici basandosi su giocatori di proprietà amaranto o persi per poche migliaia di euro, viste le difficoltà economiche.

Kovacsik c’è già e col Carpi ha vinto un campionato, difficile credere che possa essere un portiere di bassa categoria. Poco male per una Reggina che aveva anche Baiocco.

E in difesa?    Pensare a un quartetto con Di Lorenzo a destra e Contessa (oggi tra i migliori alla Juve Stabia)  a sinistra, per non parlare di una coppia di centrali formata da Lucioni e Ipsa (lussi assoluti per la categoria) fa un certo effetto.

E nel conteggio mancano Adejo, Bochniewicz e Coppolaro messi nel calderone di una necessaria e ipotetica plusvalenza vista la discesa degli introiti in Lega Pro.

A centrocampo?   Armellino, De Rose (finito al Barletta) e Maza (in grande spolvero oggi al Foggia) avrebbero sicuramente assicurato un reparto di categoria e in grado di lottare almeno con le prime della classe.

E in attacco?   Ai già presenti Viola, Di Michele e Louzada pensare di poterci aggiungere  Fischnaller (12 gol al Sudtirol in stagione) e  Arrighini (perso alle buste col Pontedera e oggi a Pisa dopo la parentesi in B a Livorno, 32 gol in Lega Pro nelle due stagioni precedenti) avrebbe rappresentato un’innegabile iniezione di qualità.

Eppure entrambi, a cifre non irresistibili, sono stati persi alle comproprietà.

Esigenze di bilancio hanno negato la possibilità di investire su giocatori che, a tempo debito, sarebbero potuti essere plusvalenze.

Una squadra di vertice, con elementi di categoria, che forse avrebbe avuto ben altri riscontri e forse avrebbe dato filo da torcere alle corazzate Salernitana e Benevento.

Ma se i problemi di bilancio diventano troppo vincolanti nei confronti di quelle tecniche, accade che si  rischi il doppio salto all’indietro, sebbene quella a disposizione di Alberti non sia una rosa che vale l’ultimo posto.