Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina, una pericolosa altalena di speranze e delusioni. Dieci giorni da incubo.
Partita Cosenza Reggina

Reggina, una pericolosa altalena di speranze e delusioni. Dieci giorni da incubo.

di Pasquale De Marte – Il 31 gennaio la vittoria contro la corazzata Lecce,  il 2 febbraio un mercato numericamente ricco chiuso con gli innesti di Zibert, Benedetti e Magri e, soprattutto, il 3 la restituzione dei quattro punti di penalizzazione e il buon pareggio a Barletta  l’8.

C’era un allenatore che sembrava aver trovato la quadra definitiva,  restituendo identità al gruppo ed apparendo in grado di rimettere in careggiata i suoi, pur essendo salito su una barca ampiamente alla deriva.

L’incubo della Reggina sembrava finito, la salvezza  diretta  da impossibile sembrava un obiettivo alla portata, al punto che Di Michele e Insigne, fuori rosa, potevano essere di troppo e non necessari come oggi.

Belardi, Aronica e Cirillo vedevano crescere la loro condizione e, oltre alla loro grande esperienza e carisma, riuscivano a mettere le proprie qualità al servizio di una squadra che da vulnerabile si riscopriva, salvo qualche passaggio a vuoto,   difensivamente solida.

Il derby con il Messina   restava un incidente di percorso, una buccia di banana quasi fisiologica in un percorso di crescita destinato ad essere quasi trionfale per un gruppo che si era ritrovato e avrebbe visto crescere naturalmente crescere la propria condizione fisica e trovato il migliore amalgama.

Tutto troppo bello.  E parlarne al passato fa effetto, visto che sono passate neanche un paio di settimane.

A ricordare che c’è ancora tanta strada da fare ci hanno pensato gli eventi.   Parte tutto dall’85’ di Reggina-Juve Stabia, quando la doppia traversa in un secondo colpita da Masini e Viola ha vanificato l’ennesima buona prestazione di un trend che sembrava quello giusto.

Nessuno parli di sfortuna, solo una settimana prima il palo dell’attaccante di Taurianova si era trasformato in gol sbattendo sulla schiena del portiere, regalando il 2-2 agli amaranto.  A conti fatti sarebbe stato meglio battere le vespe e perdere in Puglia, ma la sorte non bada a questi dettagli e neanche al fatto che, due giorni dopo, quel punto sarebbe evaporato per via di una fideiussione presentata in ritardo.

Una carezza sulla classifica a fronte delle tre lunghezze di penalizzazione che sarebbe stato lecito aspettarsi senza l’ottima strategia difensiva dell’avvocato Panuccio, una botta un po’ più forte per la squadra che a Cosenza ha offerto una delle peggiori prestazioni stagionali, paragonabile a quelle della parentesi con Tortelli e Padovano alla guida

E poi l’ultimo deferimento (clicca qui per i dettagli) per situazioni amministrative relative a settembre e ottobre 2014 che potrebbe portare altre zavorre sul bottino della classifica amaranto (clicca qui per i dettagli).  Un provvedimento non del tutto inatteso (clicca qui per leggere le dichiarazioni del presidente Foti di qualche giorno fa) che chiude il cerchio di dieci giorni che hanno messo in discussione il castello costruito da Alberti.

Un manufatto che il tempo dirà se fatto di carta.  Quel che è certo è che, al San Vito, come a Messina ha scelto la via del cambiamento.  Scelte lontane dalla logica comune, che hanno privilegiato le sue idee e che hanno fallito.

Tenere fuori Ungaro al San Filippo pochi giorni dopo un gol decisivo al Martina che lo avrebbe fatto giocare sulle ali dell’entusiasmo non è apparsa una strategia vincente . A Barletta, viceversa, inserirlo al posto di Gallozzi ha palesato un atteggiamento rinunciatario che nella ripresa non ha pagato, così come snaturare Benedetti al San Vito in una posizione non sua.

Sono alcune delle scelte tattiche che hanno fatto storcere il naso negli ultimi tempi.

Se la Reggina è ancora in piedi, però, gran parte del merito  è suo e, per centrare l’obiettivo, bisognerà essere più forti delle penalizzazioni e vincere gli scontri diretti, quelli per cui da ora in poi bisognerà essere pronti. A ogni livello.

Nel 2015 la Reggina ne ha giocati due e li ha persi entrambi e il fatto che siano stati i due derby più non è un dettaglio di poco conto.

Avere fiducia è un obbligo, un passaggio necessario. Gli ultimi dieci giorni, tuttavia, sono un campanello d’allarme che va bloccato ripensando a quanto di buono si era fatto prima.

Leggi anche:

Deferita la Reggina su segnalazione CO.VI.SO.C.

Reggina, il deferimento ennesima tegola. Ecco cosa rischia

Foti su possibili altre penalizzazioni: “Sono in difficoltà, ho bisogno di aiuto”