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Il derby di Di Sole: “Cosenza sempre nel cuore, ma la Reggina è la mia vita”

di Pasquale De Marte – Poche ore e sarà di nuovo derby tra Cosenza e Reggina.  Una sfida particolare per l’ex difensore centrale Fabio Di Sole.  Oggi ha intrapreso la carriera da allenatore ed  è una figura che attraversa in maniera trasversale la storia della squadra dello Stretto, ma anche quella del calcio calabrese.

E’ nato a Catanzaro dove ha anche giocato due stagioni in fasi alternate della carriera , ma è cresciuto nel settore giovanile amaranto quando ancora il S.Agata non esisteva o era solo un’idea.

“Sono cresciuto a Reggio. Ho fatto un anno di Allievi, due di Primavera e sono diventato calciatore. La Reggina è la mia adolescenza, la mia vita”.

Non lo ammetterà mai perché è anche legato al Cosenza, ma quando Di Sole parla di amaranto si entusiasma ancora a distanza di tanti anni ed è difficile credere che al San Vito domani non abbia una più che leggera preferenza.

La sua cessione alla Fiorentina, non ancora ventenne unita a quelle di Campolo e  Giovanni Tedesco,  diede ossigeno ad una società che, come oggi, non navigava in acque tranquille sotto il profilo economico.

“Ho giocato in viola, ma ero troppo giovane e fui mandato in giro a farmi le ossa e la giusta gavetta. In particolare feci bene a Montevarchi e lo scouting della società che andava a prendere i migliori giocatori della Serie C decise di riportarmi a casa.   L’anno di Colomba e quello della storica promozione in Serie A, ricordi indelebili”.

Inevitabile domandarsi perché la società amaranto non abbia più avuto la stessa puntualità nel pescare i giovani migliori dalle categorie inferiori: “A farla grande – rivela Di Sole – è stato il connubbio tra Foti e Martino.  Insieme sono andati in A due volte, poi Foti è riuscito ugualmente a mantenerla nel grande calcio. Adesso, invece, è un po’ in difficoltà”.

Nel ’99 l’inatteso passaggio al Cosenza: “Avevo realizzato il sogno di andare in Serie A proprio con la maglia con cui avrei desiderato farlo.  Ho capito però che il calcio riserva anche queste delusioni e sono andato a Cosenza dove sono stato bene e ho giocato delle ottime stagioni, soprattutto le prime due.  Stavo per raggiungere la promozione anche lì, ma soprattutto problemi extra calcistici e riconducibili alla società ci hanno messo i bastoni fra le ruote”.

I derby li ha giocati con entrambe le maglie.  “Quelli giocati con la maglia amaranto sono stati senza dubbio quelli più belli per me.  Quello del ’99 mi fa emozionare ancora al solo pensiero. Ieri ho letto un’intervista di Possanzini e mi sono venuti i brividi.  Loro erano con l’acqua alla gola e abbiamo ottenuto una vittoria determinante  Mi è dispiaciuto tantissimo che quando sono tornato da avversario al Granillo io sia stato fischiato. Essendo stato parte di una squadra che ha fatto la storia non pensavo che indossare una maglia diversa potesse bastare perché avvenisse”.

Inevitabile un confronto sui due ambienti: “Ho vissuto Reggio in due fasi.  Agli inizi degli anni ’90 la gente aveva fame di calcio e lo sport era l’arma per riscattare un periodo in cui i problemi sociali erano quelli per cui si parlava della città a livello nazionale.  Negli anni di Colomba e della promozione, invece, ho visto il picco dell’entusiasmo.  Oggi, in termini di seguito,  forse si paga l’aver conosciuto categorie troppo superiori all’attuale realtà. Cosenza, invece, non è una città di mare.  I tifosi, inoltre, sono un po’ scottati dal fatto che la storia rossoblu è un po’ incompiuta, visto che spesso si è andati vicini al grande calcio senza mai riuscirlo a toccare.  Li’ è  molto più difficile accendere la passione che comunque c’è.”.

DI Sole conosce bene anche l’attuale situazione delle due squadre: “Sono certo che la Reggina si salverà. Belardi, Aronica e Cirillo hanno portato il carisma che mancava nel gruppo.  Il Cosenza, nonostante il vantaggio in classifica, ha un organico di minore livello e, grazie all’arrivo del tecnico Roselli, è riuscito a sfruttare al massimo un calendario favorevole”.

L’ex difensore prova a riportare sulla terra anche il Catanzaro: “In estate è stato fatto  il clamoroso autogol di creare ambizioni sapendo di andare a confrontarsi con squadre che avevano tanto da investire.  Adesso  si è ridotto il budget e si è visto come aver preso tanti calciatori che hanno motivazioni importanti ha dato dei risultati.  Non bisogna commettere nuovamente l’errore di pensare in grade, le tre vittorie consecutive potrebbero dipendere da un fattore sorpresa che non è dato sapere se durerà. Per ora non parlerei di obiettivo play off”.

E sul suo futuro: “Sto abbandonando l’idea che il calcio possa essere la strada del mio futuro. L’ambiente è cambiato e non mi entusiasma come un tempo.  E’ chiaro che mi guarda attorno e non nascondo che un giorno mi piacerebbe tornare a lavorare al S.Agata”.

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