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Reggina, le spiegazioni sull’incentivo all’esodo

di Domenico Durante – La figura  dell’incentivo all’esodo è uno strumento del diritto del lavoro  introdotto dal legislatore per risolvere quelle situazioni in cui l’azienda ed il dipendente entrano in conflitto al punto che diventa impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.
Per le motivazioni più svariate, il dipendente e l’azienda possono considerare o stimolare la risoluzione del rapporto e ridurre, per il futuro, gli oneri derivanti dai costi.
C’è, tra le parti, un interesse comune che trova, appunto, nell’incentivazione la soluzione idonea.
In sintesi e per facilità di comprensione per non addetti, in tale circostanza la definizione della vertenza passa attraverso una intesa per cui il dipendente riceve, in aggiunta a tutti gli emolumenti di fine rapporto dovuti per legge o contratto, un compenso economico, che viene concordato tra le parti, un trattamento favorevole al lavoratore per via di minori oneri fiscali e previdenziali.
Dal momento in cui  si perfezione l’atto, cd transazione, il rapporto di lavoro si interrompe e nel testo  si scrive una frase a carattere tombale, dove si afferma che le parti non hanno più nulla a pretendere dal cessato rapporto di lavoro.
A tale fine ed a garanzia della inoppugnabilità dell’atto sottoscritto, lo stesso viene ratificato dall’ufficio del lavoro che PRETENDE CHE CONTESTUALMENTE ALL’ATTO, VENGA CONSEGNATO AL DIPENDENTE LA SOMMA CONCORDATA.
 Da quel momento il lavoratore è totalmente estraneo alla vita dell’azienda.
Trasferito  nel mondo del calcio, questo istituto presente due punti da considerare:
  • il giocatore dovrebbe essere tutelato, come tutti gli altri lavoratori, con tempi certi nel pagamento.
  • il giocatore non può più essere tenuto in considerazione, perché estraneo alla società, ai fini di sanzioni sportive (leggi punti di penalizzazione)