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Reggina, mercato chiuso: si è fatto tanto e si poteva fare di più. I fuori rosa…

di Pasquale De Marte  – E’ nel segno dell’otto la chiusura del calciomercato invernale della Reggina.   Otto come i colpi promessi e piazzati dal presidente Foti, otto, soprattutto, come ipunti conquistati dalla squadra di Alberti nelle prime cinque partite del 2015.   Un bottino, al netto del derby perso con il Messina, che fa apparire meno “nero” il futuro e rende un’impresache sembrava impossibile un miracolo possibile, assicurando quella dose di  incosciente ottimismo che mette in secondo piano conclamati limiti.

E’ stato un mercato che lascia soddisfatti non a metà, ma per almeno tre-quarti.   Serviva qualcos’altro, ma le risorse limitate e forse anche la poca voglia di alcuni calciatori a imbarcarsi in una dimensione difficile di classifica hanno reso complicato nche quel che si è fatto.

La squadra è stata rafforzata con dei calciatori di categoria ed è stata soprattutto arricchita di contenuti, quelli portata da calciatori ultra trentenni, accolti con un pizzico di scetticismo e che, in attesa di trovare la forma migliore, stanno restituendo identità ad un gruppo che inizia  a regalare e regalarsi soddisfazioni.  Elementi di cui i tifosi si fidano ciecamente e, di questi tempi, non è poco.

E pensare che anche alla “periferia” della rosa di Alberti ci sarebbe tanto da pescare, ma l’errore più grosso sarebbe quello di pensare che solo attraverso la qualità tecnica si possono raggiungere gli obiettivi, come il girone d’andata ha dimostrato.

Il voto al mercato, come al solito, lo darà il campo,  ma la batteria di portieri composta da Belardi e Kovacsik rappresenta un lusso assoluto per la categoria.

Gli arrivi di Cirillo ed Aronica in difesa  hanno dato  una sensibile iniezione di esperienza e di identità ad un reparto che, precedentemente,  ha spesso vissuto momenti di panico.  La gestione relativamente tranquilla dei minuti finali della gara contro il Lecce possono essere la testimonianza più autorevole sulla tesi.

Camilleri e l’ultimo arrivato  Magri  (qui i dettagli) completano un foltissimo reparto di centrali, che almeno in linea teorica dovrebbe comprendere anche Di Lorenzo e Ungaro che, vista la situazione dell’organico, vanno posti però sotto la voce “terzini destri”, là dove forse sarebbe servito qualcosa in tema di calciatori in grado di assicurare le due fasi in un pacchetto a quattro.

A sinistra, invece, l’approdo in amaranto di Benedetti (qui i dettagli) concede ad Alberti un’alternativa di categoria a Karagounis, che avrà maggiori margini temporali per dare seguito al proprio processo di crescita.

E’, invece, partito verso altri lidi Luca Crescenzi, da tempo fuori dai giochi.

Ed è a centrocampo che compare la carenza più vistosa.  La mancanza di un uomo di qualità, in grado di gestire gioco e ritmi, non è stata colmata nel corso del mercato invernale e Alberti nel suo 4-1-4-1 (o  all’occorrenza 4-5-1 rivisitato o 4-3-3) dovrà probabilmente, nell’immediato, continuare a puntare sul diciassettenne Mazzone nel ruolo di play maker.

Bisognerà capire cosa ne sarà di Dall’Oglio e Maita, calciatori fuori dal progetto societario.  Il centrocampista di Milazzo ha rotto col pubblico e non avrebbe comunque le caratteristiche necessarie per agire da regista.  Il messinese, invece, è fuori dai giochi per disposizione societaria e avrebbe le qualità per aiutare il tecnico, ma la sensazione è che difficilmente sarà messo a sua disposizione, ammesso che ne abbia voglia, “conditio sine qua non” per trovare spazio nella Reggina del nuovo corso.

Zibert, sloveno tesserato dopo un periodo prova, potrebbe  alla lunga candidarsi come leader del settore nevralgico.   E’ dal suo contributo davanti alla difesa che potrebbe dipendere molto del futuro amaranto.

Piazzato Rizzo al Perugia all’ultimo respiro del calciomercato,  è  arrivato un altro elemento di categoria categoria come Gallozzi, pronto a giocare sia da mezz’ala che da esterno.  Poi un manipolo di ragazzi validi composto da Condemi,  Salandria, Maimone  (galvanizzato dal gol vittoria contro il Lecce) e con l’eccezione di un elemento di esperienza come Armellino.

Corposa anche la batteria degli attaccanti, intercambiabili e buoni per occupare tutte le posizioni dell’eventuale tridente.  Il mercato ha regalato un Balistreri in più, il campo ha messo in risalto un Masini quasi rinato, a cui fanno da contorno elementi di grande calibro che cercheranno consacrazione come Alessio Viola, giovani alla ricerca della proria dimensione come Louzada e giovanissimi talenti come Gjuci, sedicenne attenzionato dal Napoli.

Cosa manca? Forse un bomber vero, ammesso che nessuno di questi lo possa diventare.

Cosa fa  impressione? Che accanto a quest’abbondanza, fuori dai programmi resteranno calciatori di spessore come Di Michele ed Insigne, ancora in  organico e in carico alla Reggina. Il primo è fuori per scelta societaria e non sembra esserci intenzione di reintegrarlo, sebbene potrebbe essere per gli attaccanti ciò che Belardi, Cirillo e Aronica sono per la difesa.

Non sembrano esserci margini, invece, per Insigne che la società ha voluto trattenere contro la sua volontà e neanche i tifosi manifesterebbero gradimento per un suo nuovo coinvolgimento dopo la fuga dei giorni scorsi.

 

 

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