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Reggina – Belardi e Cirillo: “Siamo reggini con l’amaranto nel cuore. Tifosi aiutateci”

Emanuele Belardi e Bruno Cirllo tornano a casa.   Lì dove sono calciatori come cresciuti e probabilmente come uomini, essendo arrivati al S.Agata da ragazzini.

“Ho 37 anni – rivela il portiere – e riesco ancora ed emozionarmi per il terzo ritorno nella mia squadra del cuore.  In questo momento non potevo far finta di niente di fronte alla mia Reggina in difficoltà. Io e Bruno non siamo i salvatori della patria, ma siamo reggini e vogliamo crederci anche se è dura.  Per Reggio, però, nulla è mai stato facile e mi auguro che i tifosi possano aiutarci”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il difensore: “Rimettere piede qui mi ha fatto effetto.  Inutile usare tante parole, è già il momento di far gruppo per creare una famiglia che in questi quattro mesi ci permetta di uscire da questa situazione. Daremo il massimo fino all’ultima giornata”.

Inevitabile parlare della squadra.  “E’ un gruppo giovane – afferma Belardi – e la fragilità è venuta solo dopo che i risultati non sono più venuti. Le partite sono state sempre perse con poco scarto, a parte Lamezia.  Ho visto le gare più volte  e so che bisogna ricompattare l’ambiente.  Oggi ho visto che avevamo allenamento alle 11 eppure siamo andati in campo solo un minuto prima, non va bene.  Bisogna avere piacere ad andare ad allenarsi, forse anche in questo c’è un pò di paura”.

Belardi e Cirillo, un’idea nata una settimana fa.  I due sono reduci da quattro mesi in India e fermi da neanche quindici giorni e in una settimana dovrebbero essere pronti ad andare in campo.

Foti ha assicurato che non saranno i soli acquisti e che a breve  la squadra sarà rafforzata al meglio.

“Qualcuno – rivela Cirillo – ci ha detto che siamo dei pazzi ad aver accettato di tornare a Reggio. Si, siamo pazzi d’amore per questa squadra e il nostro obiettivo sarà trasmetterlo ai giovani di questo gruppo”

 “I giovani d’oggi – afferma con decisione Belardi – preferiscono scappare dalle difficoltà.  Siamo arrivati con Bruno qui che eravamo bambini, abitavamo in dieci in un appartamento al quinto piano di un palazzo del Viale Aldo Moro, al Gebbione. Andavamo a scuola al  Piria, o con un passaggio o a piedi.  C’erano Perrotta, Lanna, Peccarisi. Tutta gente che ha fatto carriera, perchè aveva fame.  Vogliamo trasmettere quel modo di essere della Reggina, che non era quella della Serie A ma quella che si è salvata in Serie C all’ultima giornata”.