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Reggina impreparata alla diaspora, contro il Martina serve un miracolo

di Pasquale De Marte – Anno nuovo, vita vecchia o forse peggiore.  La Reggina si prepara alla sfida con il Martina a ranghi ridottissimi.

Quanti speravano che la formazione amaranto, già contro i pugliesi, avrebbe proposto nuovi acquisti in grado di spostare gli equilibri del fallimentare campionato amaranto resteranno delusi.

La squadra di Alberti si presenterà al match dell’Epifania con tanti Primavera in campo dal primo minuto.

C’è il concreto rischio che quella del 6 gennaio rischi di essere l’ennesima occasione per lasciare punti per strada, in quello che sarebbe dovuto essere uno scontro in cui la Reggina avrebbe già dovuto avere le armi per lottare ad armi pari con le concorrenti.

E ci si chiede come lo si possa fare per una squadra già debole (numeri alla mano) e priva di Maita, Crescenzi,  Rizzo, Dall’Oglio, Maita, ma soprattutto Insigne  a pensare di poter far bene.

Tutta gente ormai fuori dal gruppo e che ha scelto di cambiare aria.  Non è certo  un dramma perdere elementi che non sentono motivazioni, ma forse si poteva farsi trovare meno impreparati per la prima uscita dell’anno solare.

Appare, comunque,  utopia pensare che arriveranno giocatori di primo livello per il campionato di Lega Pro, così come che i buoni elementi mettano in cima alle proprie preferenze una società che pare essere condannata alla retrocessione in Serie D  e una piazza dove da anni si narra di professionisti messi da parte spesso senza motivi chiari, alle prese con situazioni spiacevoli e che non vedono l’ora di lasciare lo Stretto..

Fa effetto vedere una squadra che, nella sfida  infrasettimanale, batte soltanto per 3 a 2 il Villa San Giuseppe, matricola terribile del campionato di Promozione.

La situazione assomiglia maledettamente a quella della scorsa stagione, quando si scelse di preservare il bilancio anche a costo di una retrocessione e  oggi emerge un pessimismo diffuso su quanto si potrà fare da oggi fino al gong del calciomercato invernale, soprattutto senza risorse economiche.

Finito il tempo delle parole, sta arrivando o forse è già arrivato quello della verità. Quali saranno le possibilità di investimento?  Arriveranno dall’azionariato popolare?  Arriverà una mano da qualche società in senso strettamente legato ad una collaborazione tecnica?

Domande che presto troveranno risposte, ma fa effetto pensare che non ci si è soffermati più di tanto sull’obiettivo sportivo, quanto su quello societario, affermando che l’obiettivo è restare tra le future 50-60 società professionistiche a fronte delle decine di fallimenti previsti per la prossima estate.

L’obiettivo è forse sopravvivere e puntare poi ad un ripescaggio?

I tifosi si augurano di no, anche perché il 6 gennaio alle ore 20, seppur in pochi, alcuni preferiranno andare nel probabile gelo del Granillo alla comoda visione televisiva di Juventus-Inter, che non sarà certo Real-Bayern ma pur sempre meglio di quanto non si riuscirà a proporre dalle parti di Viale Galileo Galilei.