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Reggina, l’umiltà di essere tifosi e non commercialisti

di Pasquale De Marte – Cento di questi anni? Per fortuna no.

Potrebbe essere questo il titolo da stampare sulla copertina di un libro dedicato all’anno del centenario della Reggina.

Un’annata negativa come forse nessun altra e che è servita ad accompagnare la storia amaranto nel dramma che, nel 2015, i tifosi si augurano di lasciarsi alle spalle.

Neanche il più inguaribile degli ottimisti riuscirebbe a trovare qualcosa di positivo in un 2014 che ha riservato soprattutto bocconi amari e delusioni, una dopo l’altra.

Eppure, dando uno sguardo approfondito, il paradosso è che si riesce anche a trovare del buono, sebbene si tratti di qualcosa di effimero e poetico, a fronte di aspetti concreti che da qualsiasi angolazione lasciano assai a desiderare.

Già perché è vero che è ancora fresca la conferenza stampa in cui i vertici societari lanciavano frecciate abbastanza inopportune e immeritate nei confronti dei tifosi, ma basta guardarsi un po’ indietro per ricordarsi che i tifosi a cui si chiede umiltà sono gli stessi quattrocento che a Lamezia cantavano con orgoglio il proprio senso di appartenenza nonostante si trovassero sotto quattro a zero contro una squadra che, solo cinque-sei anni fa, forse non avrebbero pensato mai pensato di incontrare

Mica male per una tifoseria che, secondo qualcuno, pecca in presunzione.   E se un indizio non basta, per arrivare ai famigerati due che “fanno una prova” l’altro è assai recente e riguarda la trasferta di Catanzaro dove a sostenere un manipolo di calciatori quantomeno disorientati c’erano duecento anime che, in nome della loro passione, hanno fatto finta di dimenticare tutto: le penalizzazioni, i debiti, le sei sconfitte consecutive e di andare a seguire una squadra che segna da sei partite.

Come se non bastassero gli oltre duemila abbonati, a prezzi popolari si,  ma pur sempre duemila abbonati a scatola chiusa.

Sono proprio lo zoccolo duro dei tifosi il principale dato da salvare di questo 2014.  Un gruppo che, con il passare dei mesi e soprattutto delle umiliazioni, diventa sempre più sparuto.

Un gruppo che più  che di azionariato popolare e Agenzia delle Entrate vorrebbe sentir parlare di portieri che parano, di terzini che spingono, di difensori che difendono, di centrocampisti che impostano, di ali che attaccanti e di centravanti che segnano.

I tecnicismi aziendali non hanno mai fatto presa su chi paga il biglietto che più che della società preferirebbe sentir parlare di squadra.

D’altra parte chi frequenta il Granillo o segue la Reggina ha l’umiltà di sentirsi tifoso e non commercialista e le uniche risposte concrete vorrebbe riceverle dal prossimo calciomercato, ultima ancora di salvezza di una formazione ormai alla deriva.