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Reggina, quanto è difficile ritrovare credibilità?

di Pasquale De Marte  – C’era una volta la Reggina che amava i profili bassi, incassava le critiche e i pessimismi più severi e, a testa bassa, riusciva a perseguire obiettivi impensabili

C’è una Reggina, quella di adesso, che fatica ad ingoiare i bocconi amari e la legittimità di un’ammissione di responsabilità, il minimo sindacale, viene spazzata via da una costante ricerca di capri espiatori esterni e interni.

I silenzi stampa, le porte chiuse, le illazioni servono soltanto ad allontanare il seguito sempre più esiguo di una squadra lontana anni luce da quella che, anche negli anni precedenti all’epopea della Serie A, fermava gli orologi a Reggio e che ora va in campo nell’indifferenza generale.

Una pessima opera di disgregazione popolare e sportiva che, oggi, vede gli amaranto a un passo dal dilettantismo.  Un’onta praticamente mai subita da uno dei pochi baluardi di una città che vive altre drammaticità.

Già, perché per anni ci si specchiava gonfiando il petto perché intorno c’era il nulla e dalle parti del Granillo andava in scena il calcio di alto livello.

La verità è che forse finire in Serie D, senza passare da un fallimento come avvenuto in altre realtà, farebbe ancora più male.  Perché il tutto avverrebbe sul campo.

I proclami e gli annunci servono a poco o nulla.  Fu il tempo di Novellino e del “Sono qui per vincere”, passando per il voler riempire le piazze nell’anno di un centenario mai celebrato e destinato ad essere ricordato. In negativo s’intende.

Attaccare direttamente una squadra che, dopo l’illusione iniziale, si sta facendo schiacciare dai propri limiti caratteriali e tecnici, sarebbe la strategia peggiore per non ingigantire i danni da qui alla pausa natalizia.

Rivangare il passato serve solo a gonfiare l’ego e a perdere di vista il focus della questione. Oggi la Reggina le prende dal Melfi e dall’Ischia, non riesce a battere a Lupa Roma ed Aversa Normanna.

Fallito l’ennesimo progetto tecnico, si coltiva la speranza che il mercato di gennaio – come per altro prospettato –  possa davvero portare nuove risorse umane all’interno dell’organico.

Prospettiva interessante, ma che potrebbe rivelare novelli San Tommaso. “Se non vedo, non credo”, ben ricordando come le ultime sessioni invernali di trattative non abbiano regalato grosse svolte alle deludenti stagioni amaranto.

Poco bene per una società che, in tempi ormai remoti, aveva fatto scuola con dei mercati di riparazione perfetti.

Scelte indubbiamente votate alla tutela del bilancio, ma che cozzano maledettamente, alla luce dei fatti,  con i parametri prettamente sportivi.

La convinzione di farcela è un privilegio di pochi, ma la missione è quella di farla dilagare anche tra i più scettici.

C’è da salvare il professionismo e soprattutto la faccia o almeno provarla a recuperare dopo averne prese quattro a Lamezia.  Lì dove quattrocento tifosi, fedelissimi ed encomiabili , cantavano anche quando la frittata era già stata fatta.

Si dice sia stato fatto un miracolo nell’iscrivere la squadra, ne serve un altro o tutto sarò stato vano.

La credibilità non è quella che si pensa di avere, ma quella che attribuiscono gli altri e oggi la Reggina ha bisogno di ritrovarla. E c’è solo un modo per riottenerla: con i risultati.