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Reggina, un copione che si ripete negli anni

di Michele Favano – Siamo alle solite. Le sconfitte, il silenzio stampa, le esclusioni eccellenti e con estrema puntualità, gli allenamenti a porte chiuse. C’è tutto, secondo copione, un clichè che ha caratterizzato la Reggina soprattutto nelle ultime stagioni. Una metodologia che poco ha portato in fatto di risultati ottenuti e che oggi il massimo dirigente comunque ripropone. La Reggina continua a sgretolarsi settimana dopo settimana ed anche dalla trasferta di Melfi è tornata con le ossa rotte, sul campo di una squadra che mai aveva vinto in queste prime undici giornate di campionato. Una involuzione decisamente preoccupante, soprattutto sul piano del gioco e dei comportamenti, una squadra irriconoscibile, rispetto a quella combattiva e piacevole da guardare fino al match interno con la Lupa Roma. Dei limiti tecnici, caratteriali e strutturali, ne abbiamo sempre parlato, come più volte abbiamo sottolineato la capacità del tecnico di nasconderli, attraverso la pratica di un gioco gradevole. L’analisi va fatta su questo repentino cambio che, insieme alla penalizzazione subìta, ha portato la Reggina a sprofondare a ridosso dell’ultima posizione. Finito l’effetto motivazionale? Crollo psicologico del gruppo? Incapacità a mantenere ritmi atletici e di gioco? Oppure le cause sono da ricercare altrove? Ma dove? Domande che al momento non trovano risposte certe, ma solo supposizioni. Attendiamo segnali significativi dalla società, i silenzi stampa o gli allenamenti a porte chiuse, non hanno mai risolto alcun problema.