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Reggina, cosa c’è dopo la Lega Pro? Nessuno vuole saperlo…

di Pasquale De Marte –  Cosa c’è dopo la Lega Pro? Cosa c’è più in basso della Lega Pro?
Fino a qualche mese fa neanche si sapeva cosa fosse la Lega Pro, oggi si deve lottare per difenderla e con una latitante certezza di farcela.
Sono arrivati i primi quattro punti di penalizzazione, forse saranno dimezzati o cancellati.
Sono arrivati i nuovi deferimenti . Stavolta quante saranno le lunghezze cancellate dalla deficitaria classifica della Reggina?
Uno, quattro, cinque. sei? Quanto tempo servirà, invece alla squadra, per invertire la rotta e iniziare a fare qualcosa meglio di due vittorie in undici partite?
Quanto sarà fulmineo il processo di maturità di una squadra che continua a palesare ingenuità evidenti e grossolani limiti sulla distanza delle partite?
La paura c’è e si avverte. Finirci, in Serie D, sul campo è forse peggio che fallire.
La Reggina dal fallimento si è salvata, ma dal coma si è risvegliata inferiore alla Vigor Lamezia e al Matera, solo per citarne due, e incapace di avere ragione di squadre come Aversa Normanna e Lupa Roma che il Granillo lo vedevano solo in tv.
La spocchia e i ricordi servono a poco o nulla, basta spostarsi di pochi chilometri per capire che si fa presto a pensare al passato glorioso e sciropparsi venticinque anni tra C1 e C2.
Il blasone, però, rischia di far vivere ancora peggio il presente. Il futuro prossimo si chiama Melfi, dove si va partendo da un penultimo posto che, in attesa delle decisioni in merito ai deferimenti, profuma di ultimo.
Avere sei punti pensando di averne conquistati dieci sul campo meritandone, prestazioni alla mano, almeno altri cinque in più, rischiando di risvegliarsi con qualcun altro in meno è il gioco perverso che può rendere ancora più duri i prossimi ostacoli.
L’importanza delle prossime due trasferte (Ischia l’altra) è data dai proibitivi impegni casalinghi contro le corazzate Salernitana e Benevento che viaggiano in galassie inarrivabili alle latitudini dello Stretto.
Cosa servirebbe alla Reggina? Una difesa che non sbaglia e un attacco che segna. Facile a dirlo, più che a farsi con la materia prima a disposizione alla luce di queste prime dodici partite.
E Cozza? Apprezzabile la sua idea di praticare un calcio propositivo e lontano dall’anti calcio messo in vetrina dalla Reggina nell’ultimo lustro e oltre. E’ forse il meno responsabile della situazione, sebbene ci siano state scelte che non abbiano convinto come quelle nella gara contro la Vigor Lamezia.
Gli si contesta di aver scelto Crescenzi e Masini, la verità è che forse, se ci fosse stata la possibilità, i nomi che avrebbero fatto sarebbero stati quelli di Thiago Silva e Higuain.
I tifosi, invece, hanno sempre ragione, ancor più quando devono interfacciarsi con situazioni che umiliano il proprio nome.
Il settore ospiti di Lamezia resta l’istantanea più bella di questa stagione in cui dopo, qualche bagliore iniziale, sta regalando una negatività dilagante.
Cosa c’è dopo la Lega Pro? A Reggio non si è mai saputo cosa ci sia dopo la Serie C, non è il momento di sconfessare la storia.