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Reggina, Possanzini: “Quei miei gol nel derby col Cosenza…”

di Pasquale De Marte –  L’ex attaccante della Reggina, nella settimana che porta alla sfida con i silani, ricorda quanto fu importante per lui una vittoria sui rossoblù.

Nella Hall of Fame della Reggina lui ci entra di diritto a suon di pagine storiche che portano la sua firma inequivocabile.

Davide Possanzini, 38 anni, oggi allena gli allievi B del Brescia ed è a Coverciano per conseguire il patentino da allenatore professionista.

Mi piace lavorare con i giovani. Lo faccio da due anni ed è entusiasmante. Spero di riuscire a trasferire i miei concetti a loro”

Quindici anni fa esatti, il 19 settembre 1999, mise il timbro sulla la prima storica vittoria della compagine dello Stretto in Serie A.

Quell’aneddoto resta un motivo di orgoglio. Degli anni di Reggio mi ricordo tutto, persino i profumi.  Quella settimana restammo in ritiro sui colli di Bologna dopo la partita infrasettimanale di Coppa Italia a Gualdo.  Pirlo arrivò il giovedì, direttamente in ritiro. E’ come se fosse adesso.  La partita ce la siamo giocata, abbiamo sofferto e l’ingresso di Andrea ci ha dato quello che mancava”.

Quasi preistoria, se rapportata al presente “Non mi sarei aspettato di vedere la Reggina in Lega Pro. Nel calcio può succedere, anche se la piazza non lo merita. Piangersi addosso, però, è inutile e bisogna essere realisti senza guardare quello che è stato. La società ha scelto di puntare sui giovani, credo che la scelta sia necessaria per i tempi che corrono e anche quella giusta”.

Possanzini, a Reggio, arrivò dal Varese per sostituire Carlos Alberto Yaquè che dopo qualche apparizione decise di lasciare l’Italia per tornare in Argentina.   Doveva essere il crack del mercato e venne rimpiazzato da un ragazzo di ventitré anni che non era mai andato oltre la Serie C1.

Inevitabile lo scetticismo iniziale.  A un certo punto la svolta arrivò proprio in una sfida con il Cosenza del 1998  (vittoria per 2-1), evento che ricorrerà domenica dopo tanti anni.

“La settimana precedente avevo giocato per la prima volta da titolare a Bergamo. Feci una bella partita, segnai e Gustinetti decise di confermarmi contro i rossoblu. Andai a rete  per la seconda domenica di fila. Il portiere Zunico non fece un’uscita perfetta e misi la palla in rete di testa.  Presi consapevolezza, entrai in sintonia con i compagni e con la piazza.  La gente cominciò ad apprezzarmi”.

Possanzini lo zampino lo mise anche nel successo (1-2) al San Vito del ritorno davanti a quasi 2000 sostenitori amaranto.

“A Cosenza la partita fu più dura. Loro erano in lotta per non retrocedere e misero molto impeto. In campo subivamo delle provocazioni.   Ricordo il settore ospiti gremito di tifosi.  Restammo in dieci per l’espulsione di Artico. Cozza venne immediatamente sostituito per questo.   Erano i due rigoristi, ci fischiarono un rigore e mi presi la responsabilità di batterlo, con un po’ di incoscienza, visto che me l’ero procurato. Si avvicinò Giacchetta per convincermi a farlo tirare a qualche altro, ma non ne volli sapere.  La prima volta lo sbagliai e mi cadde il mondo addosso.  Per fortuna Rosetti lo fece ripetere, Giacchetta tornò per chiedermi di farlo calciare a Sussi ma ripresi il pallone e feci gol, nonostante il portiere sembrasse enorme”.

Proprio Cozza oggi siede sulla panchina della Reggina, suo ex compagno.

“Non mi sarei aspettato che Ciccio avrebbe fatto l’allenatore.  Invece è uno che ha già ottenuto risultati importanti a Catanzaro. Conosce l’ambiente, ha bisogno di tempo per perfezionare un gruppo giovane e ritengono possa essere colui il quale può intraprendere la strada giusta per la Reggina”.

Mozart, Tedesco completano un quadro in cui gli ex giocatori sono gli elementi da cui la società vuole ripartire. E chissà che un giorno spazio non possa esserci per Possanzini.

“L’ultima volta che sono tornato la gente mi cantava i cori di undici anni prima. Persi 4-0 col Brescia, ma avevo la gioia nel cuore ugualmente per quell’accoglienza.  Non chiudo le porte a nessuno, figurarsi per il futuro a una società e ad una piazza in cui sono stato benissimo”.