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Reggina, gli obiettivi e le ragioni di Cozza. Il grande equivoco

di Pasquale De Marte  Stanno facendo discutere le dichiarazioni del tecnico amaranto che parla di salvezza per la sua squadra

Ciccio Cozza, per la Reggina, non è e non può essere un allenatore come gli altri.

Non lo è perché i fatti raccontano che è stato l’uomo simbolo degli anni d’oro.

Non lo è perchè, dopo anni, si sta provando a proporre qualcosa di nuovo sotto il profilo tattico, in una realtà che, salvo qualche parentesi poco ostinata (Dionigi), si era trincerata dietro la mediocrità di un gioco che finiva per essere sempre molto simile a quello dell’anno precedente.

E, di fronte ad un personaggio così involontariamente accentratore, le dichiarazioni bellicose estive potevano indurre qualcuno ad aspettarlo al varco.

“Obiettivo salvezza” il messaggio lanciato dal tecnico alla vigilia dell’insidiosa trasferta di Lecce (clicca qui per leggere le sue parole) e pochi giorni dopo un derby perso in maniera inopinata.

“Retromarcia”, “parole rimangiate”, “bagno di umiltà” sono le espressioni che si sprecano per definire un presunto spostamento degli obiettivi. Ma si tratta di una speculazione sul nulla.

A cosa si fa riferimento? Era la viglia dell’esordio ufficiale in Coppa Italia (10 agosto), contro la Casertana, e il tecnico era stato chiaro: “Se arrivano i rinforzi giusti possiamo essere da primi tre -quattro posti” . (clicca qui per leggere le dichiarazioni)

C’era un “se” che  oggi si è avuta l’impressione sia finito nel dimenticatoio.

Da allora quali rinforzi sono arrivati? Crescenzi e Insigne. Due ottimi calciatori per la categoria, ma entrambi reduci da infortuni e da ritrovare al top. Soprattutto per il napoletano l’opera sembra essere a buon punto.

Ma quali altri elementi Cozza si sarebbe aspettato?

Un esterno sinistro di difesa  per riportare Di Lorenzo a destra e mettere Aquino nelle condizioni di crescere senza fretta.

Un regista di centrocampo da sfruttare nelle gare in cui gli avversari si chiuderanno a riccio e servirà far girar palla con una certa rapidità. “Centrocampisti come Carrus costano cento-centocinquanta mila euro all’anno e non possiamo permetterceli ha detto il tecnico” ha sottolineato il tecnico, a testimonianza di come la figura sia stata ricercata sul mercato e le esigenze tecniche si siano scontrate con quelle predominanti di bilancio.

E, alla luce di quanto visto nelle prime tre partite, anche al netto di possibili visioni diverse a livello tecnico-tattico, qualcuno può mettere in dubbio che le tesi agostane di Cozza fossero più che attendibili?

Probabilmente no.

La concorrenza di squadre con un budget ben più importante non ha agevolato il mercato della società, che è riuscita a trattenere elementi importanti e sa che. ad oggi, non può comunque comunque pretendere la luna da un organico buono, ma che non vale quelli di primissima fascia.