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Reggina, non avrai sempre Ibra contro. Tabù Granillo gremito. Si può migliorare

di Pasquale De Marte  – Archiviata la sconfitta con il derby, inizia la settimana corta che porterà alla gara del “Via del Mare” di Lecce.

 

 

Partite come quelle di venerdì se le rigiochi cento volte, non solo non le perdi ma forse, in novantanove occasioni, la vinci pure.
Non accadrà molte altre volte, si augura la Reggina, che, in Lega Pro, un avversario si travesta da Ibrahimovic e faccia il gol più bello e importante della sua onesta carriera passata prevalentemente a fare la differenza in Serie C2. Altrimenti ci sarebbe seriamente da preoccuparsi. Per fortuna, lo svedese, che in realtà a Reggio ha sempre fatto poco , gioca nel Paris Saint Germain.
Il dato inquietante è rappresentato dal fatto che, da anni, si prova a riportare l’entusiasmo tra i tifosi, ma ogni volta che il Granillo torna a popolarsi in maniera consistente la Reggina manca l’appuntamento con il risultato che può far svoltare la stagione.
E’ successo con il Con il Bari nel 2013 (0-0 con 15mila spettatori), con il Novara (0-0 e 19mila anime al Granillo per i play off), con il Torino (2011, 8mila persone)
E non si vuol certo fare riferimento a una sorta di congiuntura astrale che porta a maledire la sporadica apparizione dei famigerati “tifosi occasionali”.
Uno stadio come quello di venerdì sera sarebbe un pilastro su cui fondare la rinascita e non solo per gli oltre centomila euro di incasso che, in Lega Pro, fanno la differenza.
Già alla prossima uscita casalinga l’impianto di Viale Galileo Galilei tornerà il feudo dei 2500 fedelissimi che si erano fatti sentire, forse anche di più che contro il Messina, all’esordio contro la Casertana.
E la Reggina? Dopo anni di anti-calcio, speculazione sull’avversario e risultati esterni, con la sola eccezione della prima parte della gestione Dionigi, c’è una squadra che cerca il fraseggio, gioca con la difesa a quattro e prova coinvolgere anche i difensori esterni.
Dopo tre partite appare evidente che si è creato una formazione base e, in questo senso, la panchina corta aiuta.
Basta, però, leggere le date di nascita degli undici visti contro il Messina (91. 94, 92, 92, 93, 88, 91, 92, 94, 90, 76) per capire che l’inesperienza porterà i calciatori a commettere diversi errori.
E’ il caso di Aquino, oggi, forse il giocatore più in difficoltà e, proprio per questo, il Messina ha scelto più volte (si fa per dire, visto l’esigua carica offensiva proposta dai peloritani) di attaccare da quel lato con Donnarumma che, alla fine, è riuscito a mettere dentro il cross vincente.
Alternative la Reggina, ad oggi, probabilmente non ne ha. A vent’anni ha il tempo di crescere e  non può far altro che aspettarlo. E’ un tacito compromesso firmato ad inizio stagione dovendo, per ragioni di budget, puntare necessariamente sui giovani.
La squadra, rispetto alle prime due partite, ha pagato la scarsa vena realizzativa di Insigne che, nei primi centottanta minuti, avrebbe messo dentro almeno una delle due occasioni clamorose avute.
Per fare il salto di qualità la squadra deve trovare le giocate di Di Michele nei pressi dell’area. Non avendo un regista puro con esperienza, seppur Dall’Oglio, Rizzo e Armellino siano una garanzia per la categoria ma con altre caratteristiche, sarà necessario che il capitano riesca a trovare continuità nelle giocate. Non è un caso che una grande occasione per il capocannoniere della squadra nasca proprio da un suo taglio che ha aperto una voragine in mezzo alla difesa peloritana.
Nelle fasi finali della sfida la squadra, oltre che lo scoramento, ha pagato la propria filosofia di gioco votato alle triangolazioni e agli scambi palla a terra. Nel recupero, ad esempio, qualsiasi altra squadra avrebbe lanciato palla in area con il tempo che stringeva ma gli amaranto continuavano a tenere il pallone e a cercare di penetrare con il gioco. Una scelta forse non ortodossa vista la situazione e che ha anche indispettito sul momento più di un osservatore, ma che rappresenta al meglio come Cozza abbia inculcato la propria filosofia ai suoi giocatori.
La strada intrapresa è buona, ricordando anche come si è partiti, ma per poter dire la propria in questo campionato c’è l’obbligo di migliorare la proposta difensiva e quella offensiva. Continuando a lavorare come si sta facendo i progressi sembrano una conseguenza fisiologica.
Perdere un derby rischia di compromettere una stagione, ma la fortuna è che sia arrivato così presto che dimenticarlo non sarà difficile.
Già a Lecce, però, contro una corazzata del campionato bisognerà provare a centrare l’impresa.