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Reggina, si parte. Tra problemi strutturali, buone intenzioni e possibili presunti fenomeni…

di Pasquale De Marte  – Diciannove anni dopo. Un balzo dentro una palude sconosciuta ad un paio di generazioni di tifosi: la Serie C.

L’esordio in Lega Pro di domenica rappresenta una netta linea di demarcazione tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Un campionato difficile, ricco di insidie e in cui la Reggina rischia di fare fatica.   Dei fasti della Serie A sono rimasti solo i quadri appesi alle pareti, calarsi nella nuova realtà ed essere consci dei propri limiti rappresenta la “condito sine qua non” per far bene.

La penalizzazione e le innegabili carenze organiche rischiano di essere presupposti non incoraggianti per la stagione.

Lo zoccolo duro della tifoseria è comunque vicino alla squadra.   La buona presenza di pubblico nelle amichevoli giocate e i 2000 paganti in Coppa Italia contro la Casertana (l’11 agosto alle 17.30), uniti all’analogo numero di abbonamenti sottoscritti, sono un patrimonio da non disperdere se non si vuol mandare in archivio un’altra annata deludente.

PROBLEMI STRUTTURALI E INCOGNITE – Alla squadra manca un regista che abbia l’esperienza per dirigere il centrocampo. Tanti, troppi i mediani in organico.

Crescenzi e Insigne sono acquisti di un certo rilievo, ma sono giovani e bisognerà capire quando potranno trovare la condizione migliore dopo i problemi fisici della scorsa stagione.

Karagounis e Aquino non sembrano essere gli esterni ideali per giocare a tre in difesa e si dovrà ripiegare su un modulo che meglio si sposa alle caratteristiche della rosa.

In attacco si punta molto sul trentenne Masini, con un passato anche in Serie B ma che in carriera è andato in doppia cifra sole tre volte.  Sta passando il treno più importante della sua carriera e con Cozza a Catanzaro ha fatto favile (21 reti).   La collaudata sinergia col tecnico può essere la sua arma in più.

NESSUN FENOMENO – Negli ultimi giorni si è mormorato di possibili “mal di pancia” all’interno della rosa, da parte di elementi che non sembra abbiano troppa voglia di giocare in Lega Pro.

La Reggina, di fronte, ad un’offerta economica non avrebbe alcun problema (ed è un eufemismo) a mostrare la porta d’uscita a quanti desiderino cambiar aria, ma se nessuno, fino ad ora, ha avuto intenzione di investire un euro sui diretti interessati, è bene che loro stessi, se davvero ci sono, si facciano delle domande.

In Serie C, come in ogni altra categoria, servono i buoni calciatori, ma, più che nelle altre dimensioni, senza le giuste motivazioni non si va da nessuna parte.

La gente non fa troppa fatica, in questi casi, a capire dove sta la verità.

LE BUONE INTENZIONI –  Gli allenatori che mettono le mani avanti non piacciono e vincono poco.  Gli esempi, a Reggio, non sono mancati, specie negli ultimi tempi.

Cozza, invece, ha parlato di squadra da primi quattro-cinque posti.  La verità, secondo pronostico, probabilmente non è questa, ma il messaggio che passa serve a responsabilizzare se stesso, la squadra e la società.  “Siamo la Reggina”, quasi un grido di battaglia che può servire a restituire identità.

La squadra, di questo precampionato, prova a giocare palla a terra, ma non ci riesce.  E’ il segnale che forse manca qualcosa a livello qualitativo e non è detto che possa arrivare dal mercato.

La Lega Pro è fatta di squadre compatte, solide e fastidiose da affrontare.  Difficilmente si trova una formazione che giochi bene, che rinunci al lancio lungo o a difendersi strenuamente per poi provare a colpire sfruttando il contropiede, la giocata del singolo sopra la media o i calci da fermo.

La Reggina, al netto dei suoi limiti, dovrà essere all’altezza del suo nome e del campionato.  La partita con la Casertana è un primo durissimo banco di prova.