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Cozza si presenta: “Sono tifoso della Reggina, essere qui per me è la realizzazione di un sogno”

di Pasquale De Marte – “Fa piacere essere qui dopo qualche anno. Speriamo che le sensazioni positive possano continuare durante l’anno. Sono onorato di allenare questa squadra ed essere qui è un sogno  che si realizza per me. “.

E’ una presentazione atipica quella di Ciccio Cozza.  Sia perché la Reggina è già in campo per la preparazione da quasi una settimana, sia perchè l’ex capitano amaranto al S.Agata, dopo diciotto anni complessivi, è di casa.

“Anche come tecnico – afferma il tecnico – ho iniziato qui come collaboratore di Atzori. Poi sono andato a Catanzaro dove, giorno dopo giorno, siamo riusciti a costruire la vittoria di un campionato.  Abbiamo un grande centro sportivo che non ha nessuno, uno staff tecnico importante e c’è tutto per fare bene”

A tutti può capitare di retrocedere.  La Reggina– prosegue il tecnico – è una società con un ambiente sano. Oggi siamo in trenta e stiamo cercando di capire chi, fra questi calciatori, può far parte del nostro progetto. Per le mie valutazioni saranno decisivi i primi quindici giorni di lavoro Sono tifoso di questa squadra, ci ho giocato tanti anni, ma la mia è stata una scelta ponderata.  Siamo qui per riportare la gente allo stadio”.

Unità d’intenti, compattezza dell’ambiente e processo di crescita dei calciatori in organico.  E’ questa la ricetta che Cozza propone per regalare alla storia amaranto un’annata che possa invertire il trend negativo delle ultime stagioni.

Ocello, La Serra, Padovano, Saffioti e Mozart.  Ci sono tutti i collaboratori di Ciccio Cozza al tavolo della sala stampa del S.Agata.

“Non ho scelto il modulo.  Dovremo cercare di mettere i nostri migliori giocatori nelle condizioni migliori.  Non possiamo – rivela Cozza –  pensare di proporre un solo schieramento tattico, visto che, in base all’avversario, dovremo essere in grado di proporre delle varianti”.

E sulla suddivisione dei gironi: “Mi interessa poco, oggi la mia prima preoccupazione è costruire una buona squadra. E’ chiaro che mi dispiacerebbe vedere delle partite a porte chiuse.   Con gli eventuali derby si tornerebbe indietro di sette-otto anni, certo è che perdere con il Lanciano non è come perdere contro il Messina”.

Non si sbilancia, invece, sugli obiettivi: “A metà stagione tireremo le somme su quello che dovrà essere il traguardo da raggiungere. A Catanzaro nessuno mi aveva chiesto di vincere il campionato, eppure ci siamo riusciti battendo tanti record”.