Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina, il ritorno in Serie C visto dal Radiocronista: “Passo indietro, ma…”

Reggina, il ritorno in Serie C visto dal Radiocronista: “Passo indietro, ma…”

di Rocco Musolino – Il ritorno della Reggina in serie C, anche se oggi si presenta con un altro nome, Lega Pro, evidentemente rievoca ricordi passati, che sembravano ormai tanto lontani, anche in chi magari la mette in relazione con la radio, con i radiocronisti che per anni sono stati gli unici “cantori” della diretta amaranto, prima che irrompesse la tivù e togliesse un po’ di poesia, forse anche tanta poesia al calcio. Evidentemente ha rievocato questi ricordi anche nel collega Michele Favano, che quegli anni li ha vissuti come me, tanto da chiedermi di scrivere per Strill, peraltro sfondando una porta aperta come sanno bene Branca e Mortelliti. Non è un “pezzo” classico ma solo una testimonianza di chi si appresta a tornare su quei campi. E’ chiaro che dopo un ventennio, che rimarrà per sempre il migliore della storia amaranto, pensare di dover rivivere i pomeriggi domenicali a Pagani come a Barletta o su campi sconosciuti come Melfi, rappresenta pur sempre un passo indietro e riempie tutti di tristezza. Non è però una tragedia calcistica come i giovani di oggi, tifosi ma anche colleghi, la stanno considerando. Basti pensare ai cento anni di storia della Reggina: gli ultimi venti hanno rappresentato l’anormalità, l’eccezione. La retrocessione è semmai preoccupante per quello che stava dietro e adesso è uscito fuori prepotentemente, cioè una situazione economica che per la sua gravità addirittura minaccia il futuro della società. E allora per non perdere definitivamente tutto, anche se altre squadre sono ripartite praticamente da zero e quest’anno ce le ritroviamo nello stesso campionato, forse in questo momento è il caso più che mai di tifare amaranto, al di là degli errori di Lillo Foti che sono stati tanti e forse con un atteggiamento diverso potevano essere, almeno in parte, evitati. L’obiettivo di tutti è che la Reggina continui l’attività, ripartendo dal campionato di Lega Pro e non dai Dilettanti. La scadenza è troppo vicina per poter pensare ad altro. Un’altra chance a Foti va concessa; del resto solo lui, dopo averla portata lì, la può salvare. Poi se c’è un’alternativa valida, con una proposta concreta, ben venga. E’ il caso però di tornare sul tema che mi è stato chiesto, cioè la Reggina in serie C, sui campi “polverosi” della terza serie che per l’ultima volta l’hanno vista protagonista a Sora il 28 maggio 1995, peraltro con una sconfitta. Mi dicono i colleghi che in questi anni hanno continuato a girare in quegli ambienti, che tante cose sono cambiate. Intanto i campi non sono più polverosi; qualcuno addirittura in erba sintetica di ultima generazione. Salvo rare eccezioni, Pagani o qualche altra più o meno della stessa zona, è cambiato anche il modo di seguire la squadra. All’epoca se dovevi andare a Torre del Greco, lasciavi la tua auto magari in un garage di Ercolano, alla stazione successiva della Circumvesuviana e viceversa o nel cortile del collega locale che si trovava ben lontano dallo stadio. Oggi ci sarebbero altre situazioni, anche se non c’è molto da fidarsi a giudicare dalle ultime vicende, vedi Nocera o la stessa Barletta dove è stato coinvolto anche il nostro direttore sportivo Gabriele Martino. Mi mancheranno ovviamente gli stadi-templi del calcio italiano dove siamo passati da protagonisti realizzando il sogno di una vita, le tribune stampa con presenze di giornalisti di livello, la mixed-zone, gli ospiti d’onore, i media nazionali e tutto quello che ruota attorno all’evento di una partita di serie A e in parte anche di B. La Lega Pro sta cercando di curare bene la comunicazione, ha raggiunto importanti accordi di marketing, comincia anche a distribuire risorse alle società e quest’anno, fra l’altro, potrà contare su piazze che hanno fatto la storia nelle categorie più importanti. Ma la C è sempre la C, specie per chi è stato abituato per tanti anni a ben altri palcoscenici. Magari si potrà contare ancora sulla genuinità delle persone, dei colleghi, sull’ospitalità tipica dei piccoli centri che vedranno la Reggina accolta come nobile decaduta. E proprio per questo guai a presentarsi con l’arroganza di chi ritiene di dover vincere il campionato con il solo nome. Ci sarà da soffrire e battagliare ogni domenica. Tutti aspetteranno gli amaranto per batterli. Se non ci saranno scelte scellerate, preverrà la logica del girone meridionale, anche se sarebbe stato sicuramente più abbordabile quello con le squadre del nord, e questo consentirà di vivere i derby, l’essenza del calcio, almeno quello di casa nostra, legato alle sfide di campanile. E questo potrà sicuramente contribuire a risollevare un ambiente depresso. Pur avendo coscienza che il girone potrà essere difficile, proprio per la situazione ambientale, queste partite con i dirimpettai, i lupi, le aquile, saranno l’unico modo per rendere interessante questo ritorno…all’inferno. E’ chiaro che abbiamo perso l’abitudine a giocare questo tipo di partite. Si tornerà la domenica alle ore 14.30; al massimo si avrà una copertura televisiva parziale, per cui ci sarà la necessità, avendone voglia, di tornare agli stadi per seguire la “Beneamata” che rimane pur sempre la nostra passione, in qualunque serie giochi. La possiamo criticare ma non la abbandoniamo: quantomeno la seguiamo alla radio…