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Mondiali, in campo Carmona e Stuani. Gli ultimi baluardi di una Reggina che non c’è più…

di Pasquale De Marte – Non sarà facile per la Reggina trovarsi nuovamente in Serie C. Pardon, Lega Pro. Il fatto che che si provi un certo imbarazzo nel chiamare il campionato con il proprio nome è uno dei segni più tangibili che si tratta di una dimensione di cui si è perso il ricordo.
Bisognerà ritrovarlo presto per non farsi trovare impreparati, prendendo atto di essere uno dei più importanti bacini d’utenza della categoria e tra i primi cinque club per blasone, ma dimenticandolo il più in fretta possibile. Con il nome non si va da nessuna parte, soprattutto se le risorse non sono destinate ad essere quelle da prima della classe.
Oggi, giusto per tornare coi piedi per terra, a venti giorni dalla scadenza dei termini per l’iscrizione è soltanto un’ambizione concreta, ma non ancora una certezza.
Questo è un periodo in cui cui, a livello nazionale e internazionale, non si parla altro che di mondiali. La manifestazione che ogni calciatore sogna di giocare e di vincere, la vetrina più importante.
Il 2006 non è lontanissimo. L’Italia si laureava campione del mondo con Andrea Pirlo e Simone Perrotta. Uno ha iniziato a sbocciare a certi livelli in amaranto, l’altro alla Reggina è arrivato da giovanissimo ed è cresciuto fino a spiccare il volo verso la Juventus e la Serie A.
Ma i mondiali sono anche quelli di Paredes con il Paraguay e saranno quelli di Carlos Carmona e Christian Stuani, gli ultimi baluardi di una Reggina che, probabilmente, non tornerà prestissimo a certi livelli.
Il centrocampista dell’Atalanta e l’attaccante delll’Espanyol saranno protagonisti della rassegna iridata con le maglie di Cile e Uruguay. Due ex amaranto che la loro consacrazione l’hanno trovata altrove, segno che l’humus sullo Stretto non è il terreno fertile di qualche anno fa per coltivare giovani talenti.
Entrambi, però, sono l’icona di una statura che non appartiene più alla Reggina. La Reggina che girava il mondo alla ricerca di calciatori e nel caso del cileno, ad esempio, bruciava i migliori club europei e per pochi spiccioli si accaparrava un giovane promettente. La Reggina che poteva permettersi di andare a trattare con il Danubio e investire una discreta somma per portarsi al S.Agata un elemento, poco più che ventenne, capace di segnare diciannove gol in quattordici partite. La Reggina che sbagliava anche tante valutazioni. Reggi, Alvarez, Tullberg restano ben impressi nella mente.
Diverso è il caso di Carmona e Stuani. Il loro essere passati da Reggio nel momento in cui la parabola amaranto si è fatta discendente ha fatto si che venissero scambiati per un “medianaccio” come tanti se ne trovano e come un attaccante indegno di calcare i campi della Serie C.
Oggi Carmona vale più di dieci milioni di euro (valutazione destinata a salire) ed è cercato da diversi club europei. Stuani è la prima alternativa ai top mondiali Suarez e Cavani.
La Reggina, adesso, può solo sperare che nel 2018 altri due ex amaranto possano essere presenti ai mondiali russi. Il dato vorrebbe dire molte cose. In senso positivo, si intende.  Serve pensare al futuro dimenticandosi il passato, l’impresa è ardua ma anche passaggio necessario.