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Reggina, oltre al danno la beffa. Le sfide con le rivali storiche potrebbero non esserci l’anno prossimo

Come i musicisti che suonano mentre il Titanic sta affondando. Potrebbe essere metaforicamente riassunto così il momento della Reggina che prepara la prossima uscita casalinga che svuoterà di senso le restanti giornate di campionato in caso di probabile mancato successo amaranto (i valori in campo e le motivazioni non sono certo un optional) o di affermazione del Novara.

“Non tutti i male vengono per nuocere”. Spesso e volentieri, dinnanzi ai problemi insormontabili o alle conseguenze ineluttabili, si preferisce consolarsi così per trovare la forza di ripartire.

Ed è un po’ questo l’animo che contraddistingue l’animo di quanti gravitano attorno alla Reggina.

Per un attimo si getta l’occhio oltre l’ostacolo di un’iscrizione possibile e probabile, ma non scontata, al prossimo campionato di Lega Pro e si pensa all’emozionante ritorno alle sfide con i rivali storici, finiti nel dimenticatoio come avversari, ma rimasti sempre vivi in chi negli anni ha voluto mettere i puntini sulle “i”, certificando la propria rivalità sportiva.

Il prossimo girone meridionale di Serie C, sia chiaro  pur sempre un livello inferiore alla Serie B, rischia di avere un appeal decisamente maggiore rispetto a potenziali sfide del campionato cadetto quali quelle contro Carpi, Virtus Entella e Cittadella.

Da più parti si fa notare che un derby col Messina potrebbe risvegliare dal torpore l’ambiente amaranto che , al di là degli innegabili ed evidenti errori societari, sta ancora smaltendo i postumi della sbornia da nove anni di Serie A su dieci tra il 1999 e il 2009.

C’è l’orgoglio, la rivalità e anche un po’ di credibilità da difendere. Pensare ad un campionato che possa contemplare formazioni di grande tradizioni come il sodalizio peloritano, il Cosenza, il Foggia, il Taranto, in attesa che i play off dicano se altre formazioni blasonate ne possano fare parte come ad esempio Catanzaro e Salernitana, fa capire come la C potrebbe restituire una dimensione di appartenenza, oggi smarrita.

Tuttavia, spifferi provenienti dagli uffici del potere calcistico, nelle scorse settimane, avevano aperto alla possibilità che la divisione dei tre gironi non avvenisse in base a un criterio di contigenza territoriale.

L’idea di una divisione “verticale” potrebbe, ad esempio, dividere le due sponde dello Stretto in due tornei diversi. Oltre al danno di di vivere una categoria poco affascinante, visto il recente passato in palcoscenici ben più dorati, la beffa di non poter vivere le partite che contano davvero.

Il girone meridionale, dopo gli ultimi fatti della finale di Coppa Italia, potrebbe essere “sconsigliato” dal Ministero dell’Interno. L’eventualità di avere diverse partite con atmosfera “bollente” non susciterebbe la simpatia di chi intende tutelare l’ordine, essendoci la possibilità di avere match ben più tiepidi in eventuali scontri nord-sud piuttosto che nella miriade di derby campani previsti.

A fare da contraltare a tutto questo, in eventuali gironi “allungati”, ci sarebbero spese ben più cospicue per  trasferte e ritiri pre-partita lontani dalla sede di partenza.

Partire dalla Calabria per giocare in Trentino Alto Adige non sarebbe come attraversare lo Stretto e, in un sistema calcio in grosse difficoltà, questo non potrebbe essere la panacea dei mali economici, anzi, considerando anche le perdite di partite che avrebbero potuto far felice il cassiere del botteghino, in una categoria che regala ben poco in termini di introiti.

Tra qualche settimana si conoscerà la realtà.

Pasquale De Marte