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Questa Reggina non merita il ”Granillo” vuoto, ora tocca ai tifosi

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C’è un vento nuovo.  E’ un vento che inizia a strizzare l’occhio alla Reggina,  che non se lo trova ancora in poppa e si affida al capitano Gagliardi per

lasciarsi alle spalle l’avaria procurata da un girone d’andata disastroso.

Le acque tranquille sono lontanissime, ma se si può anche soltanto pensare di arrivare salvi in porto è per l’ennesima prova di orgoglio che la squadra ha offerto a Carpi.

Una vittoria diversa dalle prime due del nuovo corso, che i due punti in quattro partite avevano messo in discussione, al punto che qualcuno aveva iniziato a considerarle episodiche, dimenticando che le sconfitte contro Novara e Varese erano maturate per l’imperizia arbitrale e per quello che era stato un vero e proprio suicidio contro i lombardi.

Due gare che oggi  sono rimpianti che vanno lasciati per strada, considerando che, se andate per il meglio,  avrebbero scritto una classifica diversa.

Paragonare il raggiungimento del traguardo salvezza a qualcosa di soprannaturale non è un azzardo, ben ricordando quali fossero le premesse ad inizio 2014.

Undici punti in sette partite significa essere a sole tre lunghezze dall’intero bottino di punti conquistato nel girone d’andata, con una proiezione finale di trentatré punti a girone.

Fantascienza pura per qualcuno, realtà allo stato attuale   Pensare che tutto questo potrebbe non bastare è un’idea che non deve sfiorare i diretti protagonisti, perché hanno dimostrato di potersela giocare con tutti e di avere risorse per soffrire, di saper incassare e colpire al momento giusto.

Ricondurre tutto alla fortuna o alla casualità è una tesi destinata a sgretolarsi di fronte alla famigerata ostinazione dei fatti, visto che la squadra nel recentissimo passato può addirittura recriminare per aver ottenuto meno di quanto avrebbe potuto.

Bari, Lanciano, Juve Stabia, Trapani, Novara, Varese e Carpi.  Nobiltà, borghesia e plebe della cadetteria.  Favorite con pronostici disattesi, sorprese e delusioni del campionato.  A parte i siciliani , forti di migliori automatismi nel gioco  collettivo, nessuno ha dato l’impressione di avere qualcosa in più degli amaranto, anzi.

E’ un momento in cui bisogna rendere merito al lavoro svolto dal nuovo corso, alla capacità dei calciatori ritrovare la forza di essere gruppo e di indossare degnamente quella maglia amaranto, rimasta forse l’unico baluardo dell’identità di un popolo nella propria squadra.

Gagliardi e Zanin, ma anche tutta la squadra, hanno dimostrato di meritarsi la fiducia del pubblico.

La Serie B, in questo momento, è un patrimonio, soprattutto per chi crede che il calcio rappresenti un veicolo di interesse sociale.  E’ una categoria di mezzo, che ti tiene aperte le porte del paradiso e chiuse quelle dell’inferno.

Un Purgatorio dantesco che Reggio rischia di perdere, avendo le risorse per provare almeno a mantenerlo.

Sabato c’è il Crotone.  Una sfida che in genere è più sentita sull’altra sponda, nel lembo di Calabria dove si confenzionano miracoli e capolavori calcistici, un po’ come avveniva sullo Stretto fino a qualche anno fa, quando la spocchia e la presunzione generali generati da quasi due lustri in Serie A non risiedevano da queste parti. A nessun livello.

Stavolta la sfida con i rossoblù per la Reggina conta tantissimo.

Tanti sognano di rivedere lo stadio pieno come nella prima stagionale contro il Bari, quando quasi ventimila si presentarono al Granillo per dare fiducia a scatola chiusa ad una squadra che, allora, non se la sarebbe meritata.

Oggi il sogno di potere vedere l’impianto di Via Galileo Galilei  più pieno e colorato del solito attraversa le menti di chi dell’amaranto ne fa un motivo di vanto, idea che non appartiene ai soli quattromila abbonati.

I giocatori di oggi lo vedono nelle fotografie che tappezzano i muri della sede e ci sperano di essere trascinati da quel dodicesimo uomo in campo di cui si ha traccia in ogni intervista degli uomini che hanno fatto la storia centenaria del blub.

Essere tifosi dalla Reggina e restare lontano dagli spalti per semplici antipatie personali  è una storia che somiglia a quello del marito dispettoso nei confronti della moglie.

Pasquale De Marte