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La Reggina adesso è una squadra, ma non potrà andar sempre bene. Il tempo basterà?

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Tutto bello, forse anche troppo.  Al punto che i problemi si ha quasi l’impressione di aspettarli al varco.

E’ questa la sensazione che pervade qualsiasi cosa graviti attorno alla Reggna dopo le prime tre partite della gestione targata Gagliardi e Zanin.

Ciò che sembrava un’impresa impossibile non lo è più, ciò che sembrava irrimediabilmente compromesso adesso sembra essere stato raddrizzato.

Quella barca in avaria che a fine dicembre pareva abbandonata al suo triste destino ha trovato un rimorchiatore inaspettato che potrebbe clamorosamente trainarla in salvo nell’agognato porto della salvezza. I margini di errore restano tuttavia ridottissimi, gli sbagli dovranno continuare ad essere ridotti al minimo sindacale.

Sette punti, nelle tre partite che si pensava avrebbero dovuto segnare lo spartiacque tra una retrocessione annunciata e la possibilità di lottare fino alla fine per un posto nei playout, non erano compatibili persino con la previsione più rosea del più ottimista dei tifosi.

Adesso l’ottimismo è un dato diffuso, al punto che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. La meta è ancora lontana, sebbene adesso sembrino esserci le risorse per scollinare e arrivare al traguardo.

Nessun allenatore dice di aver avere la bacchetta magica, il sospetto che qualcuno menta arriva analizzando l’operato del quadrumvirato composto da Gagliardi, Zanin, Saffioti e Grilli che sembra aver spazzato tutti i problemi con un colpo di spugna.

L’avvocato ha risollevato sotto il profilo motivazionale una squadra che faceva fatica ad identificarsi sotto la stessa bandiera, che viveva male alcune situazioni intestine allo spogliatoio, per stessa ammissione dei protagonisti. Con il suo fare da padre di famiglia, buono ma autoritario, si ha quasi l’impressione che gli stessi tifosi abbiano ritrovato un punto di riferimento in una Reggina apparsa particolarmente vuota negli ultimi anni.

A Zanin i meriti di chi ha sovvertito le sorti di una squadra che creava tanto, ma si allungava ancor di più sul campo esponendosi a poche ma mortifere azioni da rete avversarie. Linee strette, grande attenzione difensiva, abbinata al recupero psico-fisico di calciatori importanti per la categoria come Adejo, Lucioni, Ipsa, Strasser. Nessuna vergogna nel giocare a protezione dell’area di rigore e a ripartire, ma anche capacità, una volta finiti sotto a Castellammare di Stabia, nel trovare le contromisure giuste all’avversario, nel costringere gli altri sulla difensiva e dimostrare che, oltre a cercare ampiezza sugli esterni, questa squadra ha uomini per crearsi anche gli spazi centralmente e soprattutto una panchina in cui si possono trovare risorse per cambiare le partite.

La Reggina corre. Lo fa come non ha mai fatto in questa stagione, lo fa fino al triplice fischio finale, recupero compreso. I meriti sono del preparatore atletico Giovanni Saffioti che ha restituito brillantezza alla squadra che non ha mai dato, nel girone d’andata, l’idea di essersi tolta di dosso quella ruggine che ti fa arrivare sulla palla un istante dopo l’avversario. Se si volesse trovare il pelo nell’uovo ci sarebbe da chiedersi se questo livello di condizione resterà lo stesso fino a giugno o si assisterà ad un fisiologico calo

Il portiere para. Mirko Pigliacelli è una sorpresa per tanti, ma non per tutti. Vent’anni e non sentirli, per chi è considerato un grande talento del calcio italiano, qualità riconosciuta a tanti e confermata da pochi. Non ha sbagliato nulla fino ad ora ed anzi al momento opportuno è stato decisivo. Il lavoro con Stefano Grillo, preparatore degli estremi difensori, lo aiuterà a crescere e a prendere ulteriore convinzione nei propri mezzi.

E’ questo il contorno ad una classifica che resta difficile, ma non è più drammatica con i playout a un tiro di schioppo e una salvezza diretta non più irraggiungibile. Dopo non aver fallito il trittico della speranza, la Reggina è chiamata ad altre tre gare che avranno il valore di un esame di maturità

Sabato arriva il Trapani, una squadra che fa del collettivo il suo punto di forza, non potendo contare su grandi picchi tecnici nei singoli. Per molti versi i siciliani assomigliano al Lanciano,con cui gli amaranto l’hanno spuntata dopo una gara giocata con grande intelligenza tattica ed è gare di questo tipo, in cui bisogna far pesare la voglia di sopravvivenza e la fame di risultati, che bisogna trarre i punti che permettono di scalare la classifica, potendo arrivare allo scontro diretto di Novara con minore tensione e necessità di far bottino pieno. Poi sarà la volta del Varese che, a quota 29 assieme a Ternana e Modena (adesso +8 sulla Reggina) altre squadre destinate a sbarcare al Granillo nel girone di ritorno, potrebbe essere una delle formazioni candidate a rientrare nel gruppo di coloro che lotteranno per evitare la retrocessione attualmente circoscritta a sole sei squadre per evitare gli ultimi cinque posti.

 

Pasquale De Marte