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Reggina, quanto amaro disincanto… Si salvi almeno la faccia

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Girarci attorno, mascherando di patriottica retorica l’evidenza dei fatti sarebbe inutile: la Reggina del Centenario è la più brutta di tutte, quantomeno da

quando Foti ha preso in mano le redini del club amaranto.

Giorno dopo giorno, le cronache ricalcano i contorni di un diario di bordo che racconta l’incredibile parabola discendente di una compagine svuotata, e adesso proiettata pericolosamente verso il baratro.

A Cesena, una volta di più, gli amaranto hanno preso una lezione che fa capire tre cose in tre apparenti dimensioni: questa squadra non può competere, a gennaio urge una rivoluzione, e soprattutto tutte le componenti hanno dato del loro peggio.

Partendo proprio dal Centenario stesso, concetto debordato e che adesso è diventato un boomerang. Lanciato nel vuoto dell’imprevedibilità di un campionato come quello di B, ora torna indietro a reclamare il proprio posto. Spieghiamo meglio: l’importanza di questa ricorrenza è essenziale, e al cospetto di una stagione da incorniciare sarebbe stata la ciliegina sulla torta; al netto di quanto visto, invece, è una lama in più che colpisce un corpo già di per sé in fase terminale, perché cedere così miseramente proprio nell’anno del Centenario vuol dire timbrare nella storia un fallimento collettivo, difficilmente cancellabile.

Eppure era un qualcosa di seriamente suggestivo, e anche dal punto di vista economico avrebbe avuto il suo ritorno, perché la Reggina è un’azienda, e il proprio marchio in riva allo Stretto tira.

È fallito il “Vogliamo vincere” pronunciato da Foti prima dell’inizio del campionato. Ma nemmeno lui, l’ex Presidente, poteva aspettarsi questo. E non va tirata la croce addosso, quest’anno ci credevano tutti, anche lui, Foti. Gli sbagli ci sono, ma vanno ricercati principalmente nel recente passato, che poi recente lo diventa sempre meno.

Il rifiuto di Calori, o il dietrofront di Maiello, potevano e dovevano far capire che questa non sarebbe stata una stagione da incorniciare.

La squadra è stata costruita a ridosso della fine del calciomercato, vuoi per effettiva mancanza di lucidità nel progetto, vuoi, soprattutto, per mancanza di liquidità tale da potersi permettere un organico completo per lottare ai vertici della categoria.

Ha sbagliato la società che ha sopravvalutato l’organico; ha sbagliato l’ attuale allenatore che lo ha sottovalutato, innescando meccanismi mentali che hanno tolto risorse alla Reggina ,e non valorizzato. Ha sbagliato l’ambiente, sempre meno legato ad idoli di carta che riflettevano più le paure della piazza che le speranze della stessa. Si è sbagliato affidandosi a Castori, un tecnico lontano anni luce dai concreti bisogni della squadra . L’ ennesimo errore, , figlio di una cattiva gestione degli eventi.

L’interregno del tecnico marchigiano ha svuotato ulteriormente la testa degli effettivi, che per la cronica assenza di risultati e prestazioni sono andati via via scomparendo per quanto riguarda il profilo della spinta emotiva e, urge dirlo, attaccamento.

Tra l’ultimo giorno del calciomercato estivo e il primo di quello invernale c’è un intero girone da affrontare, e se la squadra non è all’altezza devi fartene una ragione. Hai dei limiti? Nascondili!

Corri sul campo, sputa il sangue, suda fino all’ultimo secondo.

Fai un po’ come la Reggina di Dionigi, che limiti tecnici ne aveva e forse più di questa squadra, ma quando c’era da rincorrere un avversario e mordere le caviglie non si tirava indietro.

Passeggiare sul campo allontana i giocatori dai tifosi.

E così l’ambiente diventa sempre più difficile da gestire. Perché Reggio è una piazza che si è imborghesita con la Serie A, e non può accettare con facilità l’idea di essere quasi ultima in B, in un anno che a tutti sapeva di rivalsa.

Subentra il disincanto che uccide.

Non c’è presunzione nel dire che se la Reggina avesse avuto lo stesso organico del Crotone, quest’anno non sarebbe ugualmente ai vertici. Perché Reggio non vuole aspettare oltre, l’ambiente si fa sentire, e se non hai giocatori smaliziati rischi di compromettere seriamente le cose.

Se poi ci aggiungi, come detto, la mancanza di attaccamento dei calciatori, ne viene fuori un quadro paurosamente negativo.

Non c’è stata un briciolo di sacralità del gruppo, in questi mesi, e l’unica cosa da fare è cambiare tutto, con i rischi che ne derivano perché, ovviamente, si ricomincia da capo a gennaio.

I giocatori sono inadatti all’ambiente di Reggio e non reggono il peso della situazione.

Un sintomo che le cose non vanno è che gli amaranto hanno il miracoloso potere di guarire tutti: è successo col Carpi, vittorioso a Reggio dopo un punto raccolto nelle tre partite precedenti; è successo col Pescara, nel periodo più buio della sua stagione; è successo con lo Spezia, e col Brescia a pochi giorni di distanza; e dopo una settimana, rigenerato anche il Siena; ora il Cesena.

Il guaio è che anche il ritorno di Atzori, in termini di risultati, non è servito a nulla, sono arrivate solo sconfitte. La formazione disegnata per la trasferta di Cesena è apparsa a tratti impresentabile, e l’ingresso di Cocco ha fatto capire che anche il tecnico si è reso conto di questo.

Questi mesi di sconfitte porteranno a una nera conseguenza anche sul mercato: in pochi vorranno venire a Reggio, mica i calciatori sono stupidi. E la Reggina si approccia al calciomercato, ad ora, praticamente senza la figura di un direttore sportivo.

Il contesto in cui matura il disincanto si fa, di giorno in giorno, sempre più nero. Arriva l’Avellino, poi si va a Terni.

È richiesta una prestazione che metta in mostra l’orgoglio personale e la dignità di tutti.

Quella spinta che possa salvare almeno la faccia, se proprio i risultati non devono arrivare.

Ma sembra di chiedere la Luna a gente che se ne frega.

Giusva Branca