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Reggina: ok l’equilibrio, ora servono qualità e punti

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Sono sensazioni che si alternano costantemente quelli che pervadono l’animo di quanti gravitano attorno alla Reggina. L’idea che tutto possa andare perduto in alcuni momenti lascia spazio ad

un timidissimo ottimismo.

Quanto visto a Cittadella, in termini strettamente numerici, racconta di una squadra, quella amaranto, che su un campo difficile e contro una squadra storicamente ostica è andata a raccogliere, senza neanche troppe difficoltà, un punto, che non soddisfa la classifica solo perché i danni sono stati fatti nelle giornate precedenti con débâcle che andavano evitate.

Balzano alla mente il k.o. casalingo contro il Carpi, la sconfitta di Varese nonostante la superiorità numerica o, per par-condicio nei confronti degli allenatori che si sono succeduti, il quarto d’ora di follia visto contro il Pescara con tre gol subiti in quindici minuti.

La cura Castori non ha funzionato come ci aspettava. La media punti (4 in 5 partite) è leggermente inferiore a quella di Atzori (9 in 10 partite). Tuttavia, non è attraverso i numeri che si può ritenere sbagliato l’avvicendamento in panchina.

Di Michele, dopo la vittoria con il Padova, ha avuto modo di chiarire che chi non si è accorto che qualcosa è realmente cambiato dovrebbe approfondire meglio la visione delle cose.

Prima ci si limitava a rammaricarsi per le tante occasioni create, mettendo da parte diversi problemi tattici che la squadra palesava.

La squadra ora ha equilibrio, senza errori individuali rischia pochissimo e in nessun campionato come in Serie B una buona tenuta difensiva è indispensabile per centrare qualsiasi tipo di risultato.

Il 4-4-2 permette di tenere i reparti compatti e di coprire meglio il campo.

Impossibile dimenticare il gol subito a Varese con la squadra che resta bassissima su una punizione battuta da centrocampo e viene punita da Pavoletti. Nella stessa situazione, più volte, si è visto che con Castori la linea difensiva si mantiene sulla trequarti e con gli attaccanti lontani dalla porta e l’area sgombra appare più difficile possano concretizzarsi certi pericoli, soprattutto per una squadra poco fisica come la Reggina.

Avere affrontato corazzate come Pescara e Palermo non ha certo aiutato lo sviluppo del nuovo corso, che promette progressi, destinati, in questo momento, ad essere comunque piuttosto lenti.

E’ il momento però di iniziare a vincere,ma  per farlo bisogna far gol. La squadra fatica a tirare in porta a e a costruire gioco.

L’idea di fare di Di Michele il punto di riferimento assoluto, chiedendo grande impegno all’altro centravanti in fase di non possesso, è assolutamente condivisibile, visto il dislivello tecnico tra l’ex attaccante del Lecce e gli altri compagni di reparto, concetto inopinabile che nella precedente gestione veniva sacrificato sull’altare del “gioca chi sta meglio” o “chi lavora meglio in allenamento”.

Pensare che, a 37 anni, possa risolvere da solo le partite significherebbe però imboccare la strada sbagliata.

Alla squadra manca un gioco che possa essere convincente e in questo contribuiscono le scelte di affidarsi a due mediani puri a centrocampo.  Né con De Rose, né con Strasser, né con Rigoni si sono viste verticalizzazioni precise.

L’assenza di qualità è palese e senza uomini in grado di muovere il gioco senza impaccio, di saltare l’uomo o di trovare la giocata risolutiva pare difficile si possa trovare il bandolo della matassa.

L’asticella delle aspettative nei confronti del nuovo allenatore dovrà alzarsi di partita in partita e nell’organico ci sono uomini, attualmente per vari motivi spesso fuori dall’undici titolare, che andranno inseriti per dare pericolosità offensiva alla squadra. 

Maicon, Colucci, Maza, Falco sono frecce nell’arco di Castori, che conta di ritrovare il miglior Sbaffo. 

Difficile credere che questa squadra possa valere il terzultimo posto, ma il rischio di non riuscire a venir fuori dalle sabbie mobili esiste, soprattutto se non si dovessero ritrovare presto risultati e convinzioni.

(P.D.M.)