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Mazzarri gira il coltello nella piaga: ”Lasciai la Reggina col miglior bilancio della serie A”

Le parole se le porta il vento. Il loro peso è leggero, negli anni si confondono ad altre decine di dichiarazioni, scomparendo.

Altre non vanno via, però: semplicemente migrano. Tornando, come gli uomini che le hanno dette, in maniera più lucida ed esperta, razionali. “Tre anni alla Reggina, con salvezze da record, il lancio di gente come Mozart, Nakamura e Rolando Bianchi che vengono venduti con enormi plusvalenze, vado via che la Reggina ha il miglior bilancio della A”.  Parola di Walter Mazzarri a “La Repubblica”.
Dall’aver, a detta del tecnico livornese, il miglior bilancio di un club di Serie A, ad essere nei bassifondi, anche e soprattutto economicamente, della cadetteria il passo non è breve. Niente affatto.
La Reggina, ormai da anni, sta affrontando la crisi, modificando i connotati dei propri investimenti, tendendo in maniera sempre più drastica al risparmio.
Mozart fece guadagnare probabilmente oltre quattro milioni di euro, Bianchi ben oltre la soglia dei dieci, mentre il trasferimento di Nakamura al Celtic probabilmente portò un’altra soglia di guadagno che superava i due milioni. Per citare solo i giocatori “cari” a .
Poi l’epopea della Serie A finì.
E con lei i tempi delle plusvalenze sistematiche.
La Reggina, a distanza di anni, paga il primo anno di Serie B dopo la retrocessione. Lo ha confermato Giacchetta proprio ai microfoni di Strill. Economicamente, quello rappresentò un punto di non ritorno che ancora oggi pesa sugli investimenti. Ma, se a distanza di anni, bisogna pagare alcuni flop di un passato neanche ormai tanto recente, vuol dire che qualcosa non torna. Vendite a peso d’oro come quelle di Acerbi risultano episodiche, altre come quelle di Costa, Missiroli e Nicolas Viola appartengono a un sistema di scouting o di cura del settore giovanile facenti parte di un altro corso.  Per non parlare poi del fronte esuberi, che nel recentissimo passato, in termini di calciatori, staff tecnico e dirigenziale (Martino e Mondilla) costava alla Reggina oltre due milioni di euro, al netto di una spesa complessiva che non superava di molto i due milioni e cinquecento mila euro. Praticamente “mantenere” i fuori rosa era come avere un’altra Reggina. E questo, una squadra in crisi, non se lo può permettere. Per non parlare poi del fatto che uno stadio sempre più vuoto, inevitabilmente, incide sui bilanci: meno abbonamenti e meno biglietti, meno liquidità. Il problema è radicato, comunque, in tutto il panorama calcistico italiano, sempre più ancorato ai diritti tv e meno ai ricavi da stadio.
In Serie B, fatta eccezione per il Palermo e il Pescara, le cifre di ricavo che le squadre riescono a costruire non vanno di gran lunga oltre i cinque milioni di euro. Ciò comporta, a ragione, investimenti non proprio graditissimi alla piazza. Ma nel campionato dei piccoli, ci sono realtà che vengono fuori, negli anni, e quella del Crotone, per fare un esempio, è una di quelle che ottiene risultati sempre migliori. Toccherà anche alla Reggina?