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Verso Reggina-Padova, il doppio ex Falsini: ”La sera prima dello spareggio del 2003 Foti ci portò in un pub a Bergamo…”

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Su quella fascia sinistra Gianluca Falsini ha lasciato segmenti di vita. Attimi. Istantanee. A metterli insieme si compone un frame meraviglioso, a tratti

commovente, se si ripensa al passato con quel pizzico di sana nostalgia che ti sale in gola quando sai di aver fatto del tuo meglio, per te e, soprattutto, per quella maglia sporca  di sudore che ha in se la canfora dello spogliatoio e le esigenze di un’intera comunità. Reggio e Padova, per lui, rappresenteranno sempre due tappe di indissolubile legame col passato più bello, quello che non si dimentica mai. Oggi Gianluca Falsini vive a Siena, dove ricopre il ruolo di tecnico degli Allievi Nazionali della squadra della città toscana.

Noi di Strill.it lo abbiamo raggiunto telefonicamente, proprio a pochi giorni dalla sfida tra la Reggina e il Padova. E ne abbiamo ripercorso  le stagioni più belle, proprio quelle culminate nei due spareggi, uno per la Serie A a Reggio, e uno per i play-off di Lega Pro a Padova. “A Reggio non tutto cominciò per il meglio”, confessa ai nostri microfoni il classe ’75. “Giocai la sfida di Coppa Italia col Modena e a fine match mi stirai. Ebbi venti giorni e passa di stop. Poi Mutti non mi tenne in considerazione per scelta tecnica. Quando, invece, arrivò De Canio le cose cambiarono, trovai continuità e le prestazioni furono quasi tutte di buon livello”. Parlare di Reggio vuol dire parlare di quel rapporto meraviglioso coi tifosi: “L’esperienza di Reggio, e soprattutto la gente di Reggio, me li porterò sempre nel cuore. Non potrò mai dimenticare quello che hanno rappresentato per me. Mi hanno trattato sempre benissimo, mi sentivo davvero uno di loro”

Il ricordo più dolce, ovviamente, è quello che si sfiora quando la memoria materializza le immagini dello spareggio con l’Atalanta: “Lo spareggio fu di per se unico, lo sappiamo tutti. Quella che mi è rimasto impressa, però, è la carica emotiva dei tifosi all’arrivo all’aeroporto. Era notte quando arrivammo, eppure erano in migliaia e migliaia ad aspettarci. In quel frangente riuscimmo a capire di avere fatto qualcosa di grande per un’intera città. Regalammo qualcosa di bello, regalammo gioia: lì un calciatore capisce di aver fatto il suo dovere appieno”.

E poi un retroscena dello spareggio: “La gara, lo sappiamo tutti, fu ripetuta. Quella sera lì uscimmo con Foti, tutta la squadra. Il Presidente ci portò a mangiare fuori. Arrivammo in questo posto, buio e con gente che beveva alcolici: era un pub! Ricordo che io e i miei compagni ci guardavamo in faccia e ridevamo. Anche la gente era stupita. Poi la sera dopo andò tutto perfettamente. Mille problemi a seguire diete da sportivi, ma poi le cose migliori maturano se ci metti principalmente impegno e cuore. Abbiamo dato felicità alla gente, ripeto: quella fu la cosa più bella”.

L’anno dopo, invece, con una squadra attrezzata, le cose non andarono come tutti si aspettavano: “Penso che, nel mio secondo anno, ci fosse a Reggio la squadra più forte e attrezzata di sempre. Ricordo Paredes, Nakamura, Tedesco, Cozza, Bonazzoli. Eppure le cose non girarono per il meglio. In panchina Camolese era un ottimo allenatore, ma a posteriori forse a quella squadra serviva altro. Lo spogliatoio era unito, ci volevamo bene. Però, quando i risultati cominciarono a non arrivare, perdemmo entusiasmo e, conseguentemente, anche brillantezza in campo. Non tutti riuscirono a ripetere le stagioni di alto spessore giocate anni prima: una serie di concause non fece andare le cose per il meglio, ma riuscimmo comunque ad ottenere la salvezza”.

 

Un po’ di tristezza e malinconia, invece, nel vedere lo stadio vuoto: “Quello di Reggio è un pubblico esigente, che ha conosciuto la Serie A. Seguo la Reggina, e vedo che gli spalti sono praticamente vuoti. La dirigenza ha adottato una politica per me condivisibile, di valorizzazione di giovani non molto noti, ma la gente ovviamente, quando i risultati tardano ad arrivare, si stufa. Questo mi rattrista, perché, ripeto, so quanto i tifosi amino la Reggina. Non devo dare consiglio a Foti, che è un ottimo dirigente. Inserire nel quadro societario gente vicina all’ambiente, come alcune bandiere, potrebbe rivelarsi una buona mossa”.

Che tipo è, allora, Foti: “Innanzitutto, ho letto ieri sera che non figura più all’interno delle cariche sociali”, dice stupito Falsini. “Di lui posso dire che per noi fu come un padre. Lui è il primo tifoso, inutile girarci attorno. Ho un ricordo positivo, ci voleva a tutti bene. Ma, da buon padre, quando le cose non andavano era lì pronto a tirarci le orecchie”.

 

Rapporto meraviglioso anche con la gente di Padova: “A Padova arrivai all’imbrunire della mia carriera, e ci fu un salto dalla Serie A alla Serie C. Tutto mi aspettavo, meno che di legarmi in maniera così forte a quei tifosi. Anche lì riuscimmo in un’impresa storica, la città sognava la promozione in Serie B da dieci anni. Io segnai un gol decisivo, in quegli spareggi, contro il Ravenna, e questo mi legò in maniera ancor più forte alla piazza. Anche lì sono rimasto nel cuore dei tifosi, e questo mi rende felice”.

 

Attualmente, però, le cose non girano per il meglio, in queste due realtà: “Come dicevo prima, seguo la Reggina e ovviamente anche il Padova. Foti ha programmato la stagione per obiettivi importanti, se lo conosco nel suo intento c’era grande voglia di festeggiare al meglio il Centenario. Le cose però non stanno girando, e le colpe non credo siano tutte sue. Mi spiego meglio: in ogni partita, il migliore in campo è quasi sempre David (Di Michele, ndr). Ora, lui non è più un ragazzino. E gli altri, invece, che fanno? In attacco latita qualità. Al Padova, invece, vorrei dare più tempo. Hanno avuto poco tempo per programmare, e anche i giocatori sono arrivati all’ultimo. Ci sono state difficoltà nell’assemblare l’organico. Con Mutti le cose miglioreranno, ne ho consapevolezza”.

 

In ultimo, il lato umano di Falsini si sposta sulla sua esperienza alla guida degli Allievi Nazionali del Siena: “Non ci sono lati negativi, questa esperienza è molto bella. Bisogna essere allenatore ed educatore, e non è sempre facile. Alleno ragazzi molto giovani, e in questo percorso, fortunatamente, ho una società che mi sostiene”.

Il plauso virtuale si alza quando chiediamo all’ex terzino cosa voglia fare da grande: “Voglio continuare a regalare gioia. Proprio come fatto a Reggio e Padova. Il resto viene dopo”.