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Reggina, cento di questi anni. Ma anche no!

tifosidispalle

Penultima.  Dopo dodici giornate nessuno si sarebbe aspettato di trovare la Reggina così in basso e con la paura concreta di non riuscire a tirarsi fuori

dalle sabbie mobili della classifica, in un’annata che, oltre a celebrare il centesimo anno di calcio a Reggio, potrebbe, anche se fa male dirlo,  far conoscere alla città l’onta della Lega Pro.

E’ dal 1995 che la Reggina non frequenta quelle categorie e diciannove anni fa si chiamava ancora Serie C1.

Da quasi quattro lustri l’immagine della Reggina si è imborghesita, il blasone esterno è cresciuto, ma la percezione del fenomeno amaranto in città è sensibilmente diminuita, anche per prestazioni come quelle offerte a Latina.

Faceva quasi rabbia vedere una squadra scarica, che, pur dovendo recuperare un solo gol di scarto, dava la sensazione di non riuscire a mettere in campo i valori che si richiedono ad un gruppo che vuol dare più del proprio massimo per onorare la maglia che portano addosso.

E’ questo che, più di ogni altra cosa, ferisce i tifosi, che non vedono ripagare i loro sacrifici e hanno tutto il diritto di voltare le spalle a chi sta vergognosamente tradendo le aspettative di un popolo, costretto ad ingoiare bocconi amari in quantità industriale negli ultimi periodi.

E’ questo che ha fatto inferocire il presidente Foti e che porterà la squadra ad andare in ritiro punitivo alla vigilia della gara contro il Padova che, a questo punto, rischia di essere una seria di cartina di tornasole sulle possibilità degli amaranto di invertire la rotta.

Il giudizio su Castori, basandosi sui freddi numeri, sarebbe impietoso ma è ancora presto per giubilarlo. Più volte, nel corso della partita, si è visto che la squadra aveva possibilità di attaccare la profondità sugli esterni, ma mai si è  notato  un terzino proporsi, anche perché le contingenze lo hanno costretto a schierare quattro difensori centrali e le assenze di Maicone e Foglio (con Contessa fermo anch’egli ai box) hanno pesato.

Per il momento la valutazione, così come sulla società,  è sospesa, anche perché più che sulla tattica c’è da soffermarsi su aspetti che esulano dalla scelta di un modulo o da uno schieramento che potranno essere esaminati con obiettività solo dopo un periodo di test adeguato, certamente superiore alle due partite.

La squadra, checché se ne dica, avrebbe interessanti argomenti tecnici, c’è da capire se il vuoto che si porta dentro nasce da insicurezze scaturenti da una gestione non ottimale delle risorse nella conduzione precedente, dichiarazioni fuori luogo comprese, da una condizione fisica deficitaria, dalla reale e quasi letale apatia che pare contraddistinguere il gruppo o dall’incapacità di reggere le pressioni di una situazione di classifica che sta diventando pesante.

La storia della Reggina, e mai come alla vigilia del 2014 è il caso di anteporla a qualsiasi analisi, è fatta soprattutto di guerrieri, di uomini con attributi, di gente che ha saputo indossare con grande dignità la maglia amaranto e che ha saputo inorgoglire la gente pur dovendosi accontentare di vederli battagliare su terreni poco dorati come quelli della Serie C, in tempi in cui anche la Serie B era un lusso.

Nonostante, e per fortuna, la dimensione sia cambiata, i tifosi sono pronti a mettere da parte persino l’ambizione, purché in campo vengano incarnati gli stessi valori che muovono la loro passione, scevra da interessi personali.

Essere umiliati come accaduto a Latina nell’anno del centenario non è un contrappasso che si meritano.

In cento anni, per fortuna, stagioni come questa non si sono ripetute molte volte.

Pasquale De Marte