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Atzori-Reggina, il buongiorno si vedeva dal mattino. Il tecnico ha rescisso

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Alla fine la Reggina aveva optato per Gianluca Atzori, una scelta che, forse e nonostante tutto, non è mai stata la prima per la società amaranto.

E’ stato quasi un casting quello fatto in via delle Industrie a giugno.  Cinque, sei, sette, forse dieci colloqui prima di far ricadere la preferenza sul mister di Collpeardo.
Più di un addetto ai lavori sostiene che quella fosse una strategia per indurre Atzori a tornare in riva allo Stretto con un accordo annuale e a cifre ragionevoli, ma probabilmente ieri è arrivato l’ennesimo indizio che sconfessa questa tesi.
Il presidente Foti ha ammesso che c’è stato un unico e solo allenatore che ha rifiutato di sposare la causa amaranto, quell’Alessandro Calori a cui è stata formulata una proposta concreta e contattato ben prima di Atzori, considerato da tempo un pallino della presidenza.
Inoltre, l’identikit di Atzori cozzava maledettamente con quello tracciato in estate come quello ideale per sedersi sulla panchina della Reggina nella prestigiosa annata del centenario.
Si cercava un allenatore che fosse in grado di coordinare il lavoro dei tecnici del settore giovanile, con capacità manageriale e che, soprattutto, avesse un profilo vincente.
Sfortuna o non sfortuna, concetto sempre molto aleatorio nel calcio, l’ormai ex tecnico amaranto, che con grande signorilità ieri ha rescisso il contratto assieme al suo staff, era reduce da due esoneri consecutivi e da una carriera in cui non aveva mai raggiunto traguardi definitivi importanti, fallendo dove poteva esserci l’humus giusto per fare il salto di qualità anche a livello di organici (Catania, Samp e Spezia) e in stagioni in cui il suo sostituto è riuscito a raddrizzare la baracca.
I risultati migliori sono arrivati a Ravenna e Reggio, in situazioni in cui le pressioni mancavano quasi totalmente per una serie di contingenze, mai in entrambi i casi la corsa si è fermata ai playoff.
Pareva moltro strano che una società che nel ’99 avesse esonerato Gustinetti in piena corsa promozione perchè aveva già un accordo con l’Empoli per l’annata successiva  avesse richiamato un allenatore che, prima di andarsi a giocare i playoff, sapeva di essere futuro sposo della Sampdoria.
A far vacillare ulteriormente la sua posizione dichiarazioni che hanno contribuito a far scemare l’entusiasmo di una piazza che pian piano stava ricostruendo un certo entusiasmo e gradite pochissimo dalla società, impegnatasi, con poche risorse economiche, a far valere come non mai la forza delle idee.
Ritenere l’organico di quest’annata pari a quello della precedente è stato un punto di vista che hanno condiviso in pochi, soprattutto è stato visto come un mettere le mani avanti, pratica che non piace a nessuno.
I risultati che non sono arrivati, e anche in questo caso per giustificarli si è abusato del concetto di sfortuna, gli hanno dato il colpo di grazia.
Tenerlo sulla graticola per  quasi un mese è servito a perdere tempo, dovendo poi, come è avveuto, arrivare ad una fine annunciata da settimane e sensibilmente rallentata dall’avere un altro allenatore con tutto lo staff a libro paga.
I tifosi si sono schierati dalla sua parte per non dare alibi ai giocatori,  scelta giusta e condivisibile.
Ma è stato lo stesso Atzori, per scelta voluta o involontaria, ad immolarsi come parafulmine prima e come agnello sacrificale dopo.
Adesso si cambia registro per società e calciatori.  E’ arrivato un allenatore di polso, che si è detto pronto a proporre le proprie idee, senza intercessioni di alcun tipo e assolutamente poco malleabile sotto tutti i punti di vista, diretto e assolutamente scafato come solo chi parte dalla Seconda Categoria e arriva alla Serie B può esserlo.
Una scelta che in parte ricalca quella fatta lo scorso anno con Pillon, stavolta però, anche se si partirà dalle retrovie, potrebbero esserci obiettivi diversi e per questo più difficilmente raggiungibili dovendo iniziare da una situazione ad handicap.