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Reggina, e se la difesa a quattro fosse la soluzione? Atzori ci pensa…

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di Pasquale De Marte – “Il calcio non è fatto di moduli, ma di uomini che corrono e hanno voglia di vincere”. Di ritornelli di questo tipo che, pur nella

loro parziale e sacrosanta verità, minimizzano il ruolo della tattica ne sentiremo a bizzeffe.

In realtà, sono i freddi numeri di uno schema a poter cambiare la filosofia o la strategia di una squadra.

Contro la Juve Stabia la Reggina ha proposto la difesa a quattro, tema assai ostico per gli ultimi quindici anni della storia amaranto. Ne hanno fatto le spese con l’esonero  Ficcadenti, Novellino e, nella sua prima parentesi, Pillon.

Le assenze di Di Lorenzo e Ipsa e la disponibilità di due soli centrali (Adejo e Lucioni) centrali hanno indotto Atzori, a livello personale, a rispolverarla dopo averla utilizzata a Ravenna, Catania, alla Samp e in qualche uscita anche a La Spezia.

Il tecnico di Collepardo, senza sconfessare tutto il lavoro fatto durante l’estate con lo schema a tre dietro, ha detto di aver avuto risposte positive dall’assetto proposto contro le vespe, sottolineando come si tratti di un modello riproponibile, soprattutto se si dovesse iniziare a lavorarci su con più convinzione.

E, a ben analizzare quello che è l’organico a sua disposizione, potrebbe essere non una soluzione, ma la soluzione, soprattutto contro avversari chiusi a protezione della propria area di rigore.

Subito dopo la chiusura del calciomercato si erano messe in evidenza quelle che erano le lacune strutturali dell’organico, ossia la mancanza di un centrale mancino, in grado di far partire l’azione dalle retrovie come faceva Acerbi tre anni fa, e di un esterno destro che potesse essere l’alternativa d’esperienza ad un giovane in rampa di lancio come Maicon.

Giocando a quattro, la complementarietà dei piedi dei due marcatori diventerebbe un fatto preferibile ma quasi accessorio e la presenza di Adejo, Di Lorenzo, Gentili, Ipsa e Lucioni indurrebbe quasi ad avere problemi di abbondanza.

A sinistra  Foglio è in grado di coprire tutti i ruoli della fascia,  l’alternativa Contessa ha agito soprattutto da terzino sinistro a quattro nel corso della sua carriera. A destra oltre a Maicon, ci sarebbe l’opzione Adejo che da esterno fluidificante sarebbe ormai adattato, ma da laterale basso  si disimpegnerebbe con maggiore naturalezza e l’ampia batteria di centrali a disposizione non farebbe rimpiangere, eventualmente, il decentramento del nigeriano.

Ma è dalla cintola in su che si aprirebbe un “mondo” per la Reggina, avendo come base una difesa a quattro.

Il vero nodo è proprio l’assetto difensivo, perché abbandonando quello che è una vera e proprio schieramento a cinque in fase di non possesso, il passo, a seconda delle esigenze, tra il 4-3-3, il 4-2-3-1, il 4-3-2-1, il 4-3-1-2 o il 4-4-2 è davvero breve.

Una squadra che, come dichiarato, vuole provare a vincere contro chiunque ha necessità di mettere in campo le sue risorse migliori e questi moduli sembrano avere le caratteristiche per esprimere al meglio il potenziale della squadra.

Se si volesse scegliere un sistema di gioco che permetta di utilizzare contemporaneamente  Colucci, Rigoni, e Strasser , il 3-4-1-2, così come il 3-4-3, non rappresenterebbe una strada percorribile.

Lo sarebbe il 3-5-2, ma in questo caso lo schema taglierebbe fuori in gran parte l’invidiabile batteria di trequartisti, seconde punte ed esterni d’attacco che la Reggina ha a disposizione.  Caballero, Di Michele, Falco, Fischnaller,  Louzada, Sainz Maza e Sbaffo sono armi che possono mettere in difficoltà tanti avversari.

Tralasciando il 4-2-4 “pesante” visto contro la Juve Stabia nell’ultima mezz’ora, che resta comunque una misura d’emergenza niente male, servirà trovare il giusto equilibrio e i perfetti automatismi   Atzori ci sta pensando…