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Dionigi si riprende la Reggina, l’aeroplanino riparte dalla panchina

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di Pasquale De Marte –
Domani è il giorno del raduno, ma anche quello in cui saranno svelate le nuove maglie e la campagna abbonamenti per la prossima stagione.

 

E’ soprattutto il giorno del ritorno a Reggio di Davide Dionigi.  Una giornata che, per la Reggina, definire “ricca di spunti” sarebbe quantomeno riduttivo.

In fondo. per così tanta carne al fuoco, non ci sarebbe potuta essere data più azzeccata, dato che il 9 luglio di sei anni fa Fabio Cannavaro alzava al cielo la quarta Coppa del mondo italiana.

E la storia si scontra spesso con l’attualità, ma se si dovesse andare a cercare un uomo in grado di coniugare un passato glorioso con un possibile futuro a tinte amaranto, passando per un presente abbastanza grigio difficilmente si riuscirebbe a trovare un nome migliore di quello di Davide Dionigi.

E’ giovane, ha dimostrato di saperci fare in una piazza importante come Taranto ed è lontano da abbastanza tempo dallo Stretto per non aver fatto i conti con il preoccupante trionfo dell’indifferenza nei confronti della Reggina.

Per la prima volta nella sua storia, forse, la  panchina amaranto darà posto a chi, da calciatore, ha  saputo conquistarsi l’affetto incondizionato della tifoseria. 
Cento presenze in campionato e quaranta gol sono numeri importanti, ma pur sempre troppo freddi per testimoniare cosa il tecnico emiliano rappresenti per il calcio reggino.

Arrivò a Reggio sedici anni fa, in prestito dal Milan.  Da giovane di belle speranze divenne il trascinatore di una squadra che, con Guerini in panchina, dopo l’esonero di Buffoni, si salvò quasi in carrozza grazie alle sue ventiquattro reti. Difficile, probabilmente impossibile rimuovere dai ricordi il suo marchio di fabbrica: l’esultanza con l’aeroplanino.
Il titolo di capocannoniere a 23 anni e fu anche record di reti in una singola stagione per il campionato cadetto fino ad allora.   E pensare che non si tratta del capitolo migliore di Dionigi a Reggio.

Nel 1999 tornò da avversario con il Piacenza, la Curva Sud, memore di tanti bei ricordi, lo accolse con un’ovazione.

Ma la storia della Reggina, più che di bomber e numeri dieci dagli indiscutibili mezzi tecnici, è fatta di gente che ha saputo fare della maglia amaranto una seconda pelle.
“Re Davide” nel 2001 dimostrò grande attaccamento con i fatti.  A gennaio in tanti rifiutarono una Reggina quasi spacciata, era l’anno delle nove sconfitte consecutive, lui spinse per tornare lì dove nessuno era pronto a mettersi in discussione in una stagione compromessa.   Arrivò  con la squadra in ritiro prepartita, dopo neanche ventiquattro scese in campo e segnò una doppietta al “Tardini” contro il Parma di Buffon. Fu una vittoria storica.   A fine anno scesero lacrime amare dopo lo spareggio con l’Hellas.

Bastarono dodici mesi perchè la delusione si trasformasse in gioia, la Reggina si riprese la serie A con la forza.  Davide Dionigi era il capitano di una squadra straordinaria e questo non può essere un caso, come non lo furono la doppietta decisiva di Salerno sotto al settore ospiti gremito da ottomila tifosi reggini o lo strepitoso gol al volo contro il Cittadella, immagini indelebili.

Le strade si divisero, per tornare a incrociarsi nel 2004.  Dal punto di vista tecnico non andò benissimo, anche per un rapporto non idilliaco con Walter Mazzarri.   Eppure, nella sera della presentazione della squadra, l’indice di gradimento della tifoseria era inequivocabile: il coro più forte fu per lui, che quasi si commosse.

Otto anni dopo le cose sono cambiate, forse anche troppo.  La squadra che portava diecimila cuori amaranto  in trasferta non esiste più, nè nella categoria, nè nei cuori della gente.

Torna a Reggio un Dionigi cambiato e maturato, come è nell’ordine delle cose per un uomo, ma che ha sicuramente ancora ben scolpito cosa significhi “Reggina”.  Dovesse riuscire a trasmetterlo ai suoi calciatori, nella misura in cui quei colori sono entrati dentro di lui, tutto risulterebbe più semplice.