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Reggina, Gregucci: “Il mio un esonero ideologico. Morosini? I calciatori non si vendono solo le partite…”

Gregucci

 

 

 

 

Un esonero è un boccone amarissimo per qualsiasi allenatore. Non potrebbe essere diversamente per Angelo Gregucci, sollevato dall’incarico di allenatore della Reggina dopo tre mesi al timone.

Il tecnico pugliese se ne va senza sbattere la porta, pur non condividendo le decisioni prese dalla società, sebbene i numeri dicano che la squadra, durante la sua gestione, sia scivolata dal sesto al decimo posto.  Aspetti statistici che, comunque, non rivelano la realtà dei fatti caratterizzata dalla cessione di uno dei migliori calciatori della serie B, Missiroli, e da una serie di infortuni che hanno limitato le potenzialità di una squadra probabilmente più qualificata di quella della passata stagione, arrivata ad un passo dalla finale playoff.

“Ringrazio i tifosi, mi dispiace non averli fatti tornare in massa allo stadio.  Contro il Brescia – prosegue il tecnico ai microfoni prima de “La Tribuna amaranto” di Telereggio e poi di “Fuorigioco” in onda su RTV ho visto la partecipazione di una tifoseria viva. Avrei voluto fare di più, non condivido la scelta, ma la mia stima nei confronti di Foti è incondizionata, perchè è uno dei dirigenti migliori del panorama calcistico e sa di calcio, per questo avrei voluto lavorare a lungo con lui.  Non capisco il catastrofismo che vige nell’ambiente reggino, è il presidente che ha scritto le pagine migliori del calcio a Reggio e ve lo dice uno che se na sta tornando a casa percorrendo la A3 in direzione opposta. Penso, però, che i numeri non dicessero la verità, spesso abbiamo lasciato dei punti sul campo.  C’è mancato un pò di culo, nessuno ci ha messo sotto.  Ci sono professionalità valutate dai risultati, ci sono allenatori  che arrivano e due mesi dopo vanno via.  Il calcio italiano è in recessione di idee e di personalità, anche perchè purtroppo “palo-fuori” sei un coglione, “palo dentro” non lo sei più. Non posso credere a questo calcio”.

Il tecnico prosegue poi sull’aspetto relativo alla conduzione della squadra: “Sono arrivato e non vincevamo da due mesi una partita. C’era qualche problema, avrei voluto inculcare alla squadra le mie peculiarità caratteriali, alzando il tono agonistico in mod e  raggiungendo una condizione atletica al mio gioco.  Ho commesso degli errori, visti alcuni isterimi palesati dalla mia formazione.   La squadra era piatta, ma dopo, forse, dovevamo essere più disciplinati. Alcuni errori li commettevamo per questioni strutturali, ma, soprattutto in difesa, si tratta di questioni che riguardano l’intero movimento nazionale e che si riferiscono anche alle capacità di insegnamento degli allenatori.   Penso che il mio sia stato un esonero “ideologico” e che sarei andato via anche se il Crotone non avesse pareggiato nel recupero”.

Gregucci ha le idee chiare anche sul futuro della squadra: “Non mando messaggi attraverso i microfoni ai miei calciatori, se non i rigraziamenti per la disponibilità che mi hanno dato sempre. I  playoff sono ancora un sogno possibile, basta centrare un filotto di tre vittorie per tornare ad essere di nuovo lì. L’ambizione deve essere sempre dentro ciascun calciatore. In bocca al lupo a Roberto Breda”.

Angelo Gregucci è soprattutto uno degli allenatori che più di altri ha apprezzato le qualità del povero Piermario Morosini sotto il profilo professionale e umano. Nelle parole del suo ricordo la commozione è evidente: “Se parliamo di Mario, parlare di calcio sarebbe riduttivo.  Era uno dei mie allievi prediletti, un ragazzo straordinario. Un esempio per tutti.  Le immagini di Pescara sono molto chiare: lui cade, si rialza, cade e si rialza ancora per cercare di restare aggrappato alla vita per dare una mano ai suoi compagni.  Non ci sono solo calciatori che si vendono le partite, ma la cosa più bella da pensare è che nel calcio ci siano anche persone come Mario Morosini”.