Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Calcio – 11 gennaio, buon compleanno Reggina!

Calcio – 11 gennaio, buon compleanno Reggina!

reggina_logo
di Antonio Modafferi – 11 gennaio 2012, la Reggina compie 98 anni. Quasi un secolo fa, un gruppo di sessantuno impiegati pubblici costituisce il primo embrione della massima realtà

calcistica reggina. Perché tra l’Unione Sportiva Reggio Calabria, la prima denominazione, e l’attuale Reggina Calcio c’è una diretta continuità, riconosciuta ufficialmente, finalmente, dalla stessa

società quando nell’aprile dello scorso anno ha avviato la celebrazione del cosiddetto 25%, ossia il ventincinquennale dell’attuale compagine al timone della squadra di calcio della città di Reggio Calabria, riconoscendola come parte di un più lungo percorso iniziato nel lontano 1914.

Dopo il buon campionato dello scorso anno, caratterizzato dal gran gruppo di lavoro messo su dalla società di Via delle Industrie, sapientemente capeggiato da mister Atzori, ex libero amaranto e  allenatore con gli attributi come ormai non si vedeva da anni sulla sponda amaranto dello Stretto, e culminato nell’inattesa conquista dei play off promozione, la A ad un passo e la finale sfuggita di mano soltanto a causa di quell’incredibile parabola disegnata da tale Marco Rigoni negli ultimi minuti della sfida del “Piola” di Novara, la Reggina si è riaffacciata alla serie Bwin edizione 2011/2012 con malcelate ambizioni di spareggi promozione, chiaramente sbandierate dal massimo dirigente amaranto a dispetto del basso profilo tenuto nel torneo precedente. Difatti, se la scorsa annata è stata quella della piacevole sorpresa, questa dovrebbe essere quella della conferma. Via Atzori, passato, ed esonerato, alla più ambiziosa Sampdoria, nobile decaduta in cadetteria dagli altari dei preliminari di Champions League persi ai supplementari contro i tedeschi del Werder Brema, Foti e Giacchetta hanno puntato sul ritorno dell’ex tecnico della Primavera Roberto Breda, reduce anche lui da un play off perso con la Salernitana in Lega Pro contro l’Hellas Verona, e già alla guida della prima squadra nella fase finale della nefasta stagione 2009/2010 dopo il valzer tra Novellino e Iaconi, centrando la salvezza.

Per quanto riguarda l’organico, ceduti pezzi da novanta quali Acerbi, già venduto nello scorso gennaio al Genoa che poi l’ha girato al Chievo Verona, e Puggioni, finito anche lui al Chievo Verona per una cifra davvero irrisoria rispetto al valore di uno dei migliori portieri della cadetteria, e rescisso il contratto a Giacomo Tedesco, protagonista della seconda parte della scorsa stagione e ora in forza al Trapani in Prima Divisione, confermata la truppa composta dal nucleo formatosi a Casa Sant’Agata, ossia i fratelli Viola, Rizzo, Castiglia, Adejo, Barillà, Cosenza e Kovacsik, e giocatori più esperti come Colombo, Rizzato e capitan Bonazzoli, in entrata, sempre sulla scia dei ritorni, hanno rimesso piede a Reggio atleti del calibro di Missiroli e Ceravolo, rientrati rispettivamente da Cagliari e Atalanta, società che hanno preferito non esercitare il diritto di riscatto, oltre che il portiere Marino, di rientro da Cosenza, e sono arrivati alcuni giovani di belle speranze, quali Antonio Marino, Ragusa, D’Alessandro, Bombagi e Bini (gli ultimi due mai utilizzati), e il più attempato Emerson, elegante difensore brasiliano da una vita in Italia nelle serie inferiori.

Dopo un avvio non esaltante, la Reggina inizia a volare, come dimostrano i quattro successi di fila ottenuti nel mese di ottobre, e la potenza delle sue bocche da fuoco, non più limitata al solo Bonazzoli, anzi il capitano stenta parecchio complici anche alcuni contrattempi fisici, ma comprendente Missiroli, Ceravolo, Campagnacci e Ragusa, fa illudere tutti che questa squadra possa ambire a ben altro che un semplice piazzamento nella griglia play off. Ma gli ultimi due mesi registrano una netta flessione di gioco e risultati, l’ambiente quasi si deprime e il tecnico viene più volte messo in discussione, riuscendo però sempre a conservare il suo posto, almeno fino a domenica scorsa.

Il 2012 non inizia forse sotto i migliori auspici. In primis la cessione del calciatore più talentuoso in organico, ossia Simone Missiroli e le continue voci di mercato, quasi esclusivamente in uscita. Si pensava, e si auspicava, che Foti facesse tesoro della massima latina “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”, ma evidentemente ha prevalso la ragion di stato, o più volgarmente parlando, quella di mercato. Perché è inutile nasconderci dietro un dito, e valutiamo anche il rovescio della medaglia, in questi tempi di crisi economica, che ha investito tutti i settori della società ed anche il calcio, i conti vengono prima di tutto, la sopravvivenza diventa l’obiettivo primario per una società come la Reggina, che da anni adotta una politica che prevede la costruzione di giovani calciatori da far crescere, lanciare e poi rivendere al migliore offerente per assicurare linfa vitale all’albero amaranto.

Condivisibile o meno, questa strategia, che si spera assicuri una sussistenza più che decorosa, non induce certamente gli appassionati a fare i salti di gioia, ma è necessario andare al di là dell’impulsività. Basta scorrere la geografia dell’Italia del pallone per conoscere il tragico destino a cui sono andate incontro storiche realtà del calcio italiano, senza nemmeno andare troppo lontano (vedi cugini e parenti vari).
Poi l’esonero di Breda. Criticabile non tanto la decisione, che il number one amaranto rimuginava ormai da mesi, quanto i tempi, sarebbe stato meglio agire prima della sosta, e la scelta del successore, Gregucci, che non convince appieno visto il curriculum e le ultime negative esperienze al timone di Atalanta e Sassuolo, entrambe concluse con l’esonero
Sono scelte che certamente disorientano, spiazzano i sostenitori, e che purtroppo contribuiscono soltanto ad allontanarli sempre più dalla squadra.

Già, la tifoseria, un tempo autentico uomo in più, oggi invece, complici anni di delusioni e sofferenze, di risultati negativi e perché no, anche a causa di soldi che non ci sono, comodità delle pay tv, orari insoliti, tessere e controtessere, appare un po’ più lontana dalla squadra rispetto all’età dell’oro del decennio 1998/2008.

Il tifoso della Reggina è forse un innamorato deluso, il suo è un amore che si è affievolito, sopito, impigrito, ma che certamente cova sempre sotto le ceneri, in attesa di quella miccia, di quella scintilla che lo faccia riesplodere con veemenza, come testimonia il “Granillo” della gara di andata di play off contro il Novara. Perché se una volta era la tifoseria a trascinare la squadra, a contagiarla con il suo entusiasmo e la sua travolgente passione, adesso sono gli undici in maglia amaranto che scendono in campo, con i risultati che riescono ad ottenere, a dover far destare la gente da questo torpore.
Ma questo amore, sulla scia dello slogan della campagna abbonamenti di questa stagione, “Ti amo” va riscoperto, dimostrato ogni giorno, sempre e comunque. Perché è comodo salire sul carro dei vincitori, è facile andare allo stadio in prossimità di un traguardo (o peggio ancora quando i biglietti sono quasi gratis…), è troppo facile tifare soltanto quando le cose vanno bene e sono belle. La Reggina va sostenuta nonostante tutto e tutti, va amata incondizionatamente, a prescindere dalle vittorie e dalle sconfitte, a prescindere dalle categorie.
Questo è lo spirito che deve essere ritrovato, è questo il “Ti amo” che deve essere riacceso.
Gli anni passano, il centenario è a due passi ormai, i campionati, positivi e meno positivi, si alternano, si vince e si perde insieme, i giocatori vanno e vengono, gli allenatori cambiano, ma quello che resta è l’amaranto, quello che rimane è sempre la Reggina.
E la Reggina, in fondo, non si discute, no, la Reggina si ama!!!
Buon compleanno Reggina!