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Calcio, serie B: il 2010 della Reggina

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E’ stato un 2010 dai due volti quello che la Reggina ha vissuto. I primi mesi sono stati l’appendice di una stagione che era già iniziata male nell’anno precedente e che, seppur preceduta dai migliori auspici derivanti da un sontuoso calciomercato, si è conclusa tra i fischi del pubblico per una vittoria contro l’Albinoleffe con la quale è arrivato il minimo obiettivo della salvezza.

Eppure la lunghezza del campionato di B dava l’illusione che nello scorso gennaio potessero arrivare i tasselli giusti per rincorrere l’obiettivo playoff partendo dal basso delle ultime posizioni.

LA STORIA – In panchina c’è Iaconi che chiede quattro acquisti che facciano fare il salto di qualità alla squadra. Arriva Fiorillo e si concretizzano i ritorni di Tedesco, Vigiani e Castiglia. Lasciano lo Stretto Cassano, Capelli, Buscè, Volpi e Morosini dopo soli sei mesi di permanenza in amaranto.

L’anno solare si apre con un pareggio casalingo contro il Grosseto (1-1). Foti conferma il tecnico abruzzese dopo le sconfitte subite a Bergamo contro l’Albinoleffe (2-0) e in casa contro il Cesena (1-3) dove la squadra sbaglia due calci di rigore consecutivamente. La reazione di Lanzaro e compagni arriva andando a sbancare l’Eugeneo di Padova con un gol di Pagano.

Dopo la pausa, però, gli amaranto perdono malamente a Vicenza (3-1) e si concretizza l’esonero di Iaconi, al suo posto la società sceglie Breda, tecnico della Primavera, e col recupero di Brienza la squadra riprende quota.

Adejo diventa difensore centrale, la squadra si schiera con un 5-3-2 molto abbottonato e in cui a fare la differenza è soprattutto l’ex palermitano. Nelle prime quattro partite arrivano sette punti  e la  Reggina sembra riprendere quota, ma la doppia sconfitta casalinga contro Modena e Lecce fa riemergere, questa volta molto concretamennte, lo spettro di una possibile retrocessione in Lega Pro. La formazione dello Stretto  riemerge dalle ceneri e batte l’Ancona a domicilio, ma nella giornata più nera del portiere Marino cade nuovamente al Granillo, contro il Torino e lo fa immeritatamente. Contro Salernitana ed Empoli arrivano quattro punti che sono il preludio alla vittoria in trasferta contro il Sassuolo e nel derby casalingo contro il Crotone. Gli amaranto escono idenni dal Rigamonti di Brescia grazie ad un super Marino, ma quando è il momento di mettere il sigillo sul campionato  due ko casalinghi regalano ulteriori amarezze ai tifosi: in casa contro l’Ascoli e a Trieste. Le cose tornano a mettersi male, ma con sette punti nelle ultime tre partite (Gallipoli, Grosseto ed Albinoleffe) la squadra si salva.

La piazza è furibonda per le prestazioni offerte della squadra in campionato, lo è ancor di più il presidente Foti che, in estate, cambia strategia sia per convinzione, sia per la necessità di dover ridurre i costi in un campionato che offre pochi profitti economici come quello della cadetteria.

A tante partenze (Brienza, Valdez, Pagano, Vigiani, Carmona, Cascione, Cacia) corrispondo tanti innesti, ma non ci sono nomi di grido nella campagna acquisti amaranto. Si punta sulla “cantera” del S.Agata, su cavalli di ritorno dai prestiti, su giovani promettenti della Lega Pro e su qualche uomo d’esperienza. Alla corte di un allenatore non ancora quarantenne come Gianluca Atzori giungono Cosenza, Puggioni, Laverone, Campagnacci, Sy, Burzigotti, Acerbi, Giosa, Colombo, Zizzari, Adiyiah e Danti. Bonazzoli e Tedesco sposano il progetto, si riducono l’ingaggio e salgono sulla nave amaranto.

Allo scettiscismo iniziale (poco più di tremila abbonati) per una rosa  non ricchissima di credenziali, si contrappone l’entusiasmo per le prime prestazioni della Reggina. La squadra lotta, corre, gioca bene e dopo due stagioni di bocconi amari anche il calcio “pane e salame” fatto di pressing e velocità è, per il pubblico reggino, un buon motivo per riconciliarsi con la propria fede calcistica.

Superato l’ostacolo Alessandria in Coppa Italia (toccherà la stessa sorte al Frosinone, non alla Fiorentina), è tempo di campionato. Dopo il pareggio all’esordio contro il Crotone, arrivano una sconfitta a Siena, una vittoria contro il Piacenza e un sonoro 0-4 a Padova, lo stesso risultato con cui gli amaranto si impongono sul Modena prima di rimediare un pareggio a Bergamo contro la corazzata Atalanta, soffrendo e restando in partita grazie ai prodigi di Puggioni, ma mancando, allo stesso tempo, con Sy il colpo del ko a tempo scaduto.

Quattro vittorie in quattro partite proiettano gli uomini di Atzori nei quartieri altissimi della classifica.

E’ ancora il 3-5-2 a fare la fortuna della Reggina. Rizzato è solo il lontano parente di quello della scorsa stagione, Viola ed Acerbi si meritano le attenzioni dei grandi club della serie A, Rizzo è un motorino inesauribile, capitan Missiroli e Puggioni si consacrano tra i migliori giocatori della categoria ma l’uomo in più è Emiliano Bonazzoli che segna dieci gol in quattordici partite nella prima parte del torneo.

Con Empoli e Livorno viene conquistato solo un punto, ma i tre punti tornano ad arrivare il 5 novembre contro il Portogruaro. La vittoria è conquistata con molta fatica, perché con l’infortunio del bomber, assente contro i veneti, iniziano i problemi per Missiroli e compagni che, nonostante tutto, espugnano anche il Tombolato di Cittadella con due rigori di Viola. Bonazzoli rientra con il Torino, fa gol nell’1-1 contro i granata, ma subisce una ricaduta e torna indisponibile.

La Reggina perde immeritatamente per 3-1 a Novara e meritatamente per 1-0 a Varese contro le matricole terribili di questo campionato di B. Il risultato sorprendete arriva però contro l’Albinoleffe, la prima squadra a violare il Granillo (1-2) nel 2010/2011 che torna ad essere un fortino contro il Grosseto (1-0 con gol di Adiyiah). Il 2010 si chiude con la sconfitta subita in rimonta ad Ascoli che per la prima volta estromette la Reggina da quella che oggi sarebbe la griglia playoff, pur restando in piena corsa per accedervi.

Un 2010 che non passerà, dunque, certo alla storia per essere stato il migliore anno asolare della storia amaranto, ma da cui, tuttavia, è stato anche possibile estrapolare qualche soddisfazione per i colori amaranto.