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Serie B: non chiamatelo “miracolo Novara”. Lunedì sera la Reggina di scena in Piemonte

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di Pasquale De Marte – Per scovare il Novara nell’attuale graduatoria di serie B basta un attimo, dato che trovare la capolista non è certamente operazione faticosa. In termini di tempo, giusto qualcosa in più serve a Gonzales e Bertani per punire qualsiasi avversario che venga loro a tiro e che si macchi dell’espiabile colpa di concedere il minimo spazio alla coppia di cecchini più temibile dell’intera cadetteria.

Se a questo ci si aggiunge il doverti presentare in Piemonte privo del tuo uomo migliore, Bonazzoli, su una superficie di gioco sconosciuta, il sintetico in fibra di cocco, lo scenario appare decisamente più apocalittico di quanto in realtà non sia per un Gianluca Atzori che non parte battuto in una gara a cuihttp://img403.imageshack.us/img403/9559/novarello.jpg si presenta con il secondo miglior tempo, lontano cinque punti da quello della pole position, stabilito proprio dalla fuoriserie di Tesser. Un telaio ed un motore dalle telemetrie sorprendenti per un fenomeno di ingegneria calcistica chiamato Novara.

E’ proprio lì, all’ombra della cupola di San Gaudenzio, che si sviluppa una creatura imprenditoriale dove un mulino del ‘600 si tramuta in un centro sportivo dotato di cinque campi di calcio a undici, due campi a sette, ristorante, bar, centro congressi, auditorium, palestre, piscine, foresterie e in un prossimo futuro potrebbe essere realtà una struttura ricettiva di alto livello in grado di ospitare le grandi squadre impegnate in Champions a Torino o Milano.

Dentro questo contorno rappresentato da ciò che è “Novarello”, c’è tanta sostanza calcistica, portata avanti dal lavoro di Pasquale Sensibile, figlio di Aldo e ed ex capo degli osservatori della Juventus, attuale direttore sportivo del Novara sotto la cui egida si svolge un accurato lavoro di scouting a livello regionale, nazionale e internazionale competitivo al punto da ritenersi concorrenziale nei confronti delle più importanti realtà giovanili italiane.

Novara, dopo aver centrato il ritorno in B dopo trentatré anni, sogna  un clamoroso riapprodo in serie A dopo oltre mezzo secolo.

Lo fa con un ex postino, Gonzalez, scovato in Argentina quando ancora per lui il calcio non voleva dire professionismo, un onesto gregario di serie C come Bertani che adesso si erge a uomo copertina del campionato di B destinato, comunque vada, a prendere un treno verso l’Olimpo del calcio a ventinove anni suonati, uno che la differenza l’ha sempre fatta, ma solo dalla terza divisone in poi, Motta, e  Rigoni, un altro che dopo aver accarezzato l’illusione di un futuro radioso con la maglia della Juventus, indossata solo a livello giovanile, ha vissuto le sue stagioni migliori con Tesser a Trieste, prima di riabbracciarlo a Novara.

Il tecnico veneto, di cui si ricorderà il clamoroso esonero a Cagliari dopo solo una giornata di campionato, dopo le soddisfazioni sulla panchina alabardata e le delusioni collezionate in serie ad Ascoli, Mantova e Padova, ha allevato un cavallo di razza che cavalca con soddisfazione.

Il suo 4-3-1-2 è un mosaico di tasselli che si incastrano alla perfezione, toccherà ad Atzori sovvertire i pronostici ed avere la meglio su un avversario che, più che per tradizioni o nomi, fa paura per ciò che rappresenta in concrete, sebbene al Centro Sportivo S.Agata o a Novarello le filosofie non sembrano essere così distanti…