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La Reggina dà spettacolo, ma siamo sicuri che la Città meriti ancora la serie A?

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di Peppe Caridi – La Reggina di Gianluca Atzori sta dando spettacolo in questo campionato di serie B. Partita in sordina, con la squadra più giovane del campionato e senza ambizioni di promozione, adesso si trova da sola al secondo posto dopo 15 partite in cui

ha ottenuto 8 vittorie, 4 pareggi e solo 3 sconfitte, tutte fuori casa, contro tre squadre d’alta classifica come Siena (2-1), Padova (4-0) e Livorno (3-0).
Con 28 punti in classifica, è seconda solo al Novara (33) che affronterà nella prossima gara, lunedì sera, in trasferta. Gli amaranto, oltre ad esprimere un gioco entusiasmante, hanno anche affrontato alla pari le partite contro le grandi corazzate di questa serie B, basti pensare all’1-1 di Bergamo con l’Atalanta, sfiorando la vittoria in trasferta negli ultimi minuti, ma anche allo 0-0 con l’Empoli e all’1-1 col Torino.
Ma a prescindere dai risultati, questa squadra esprime un calcio brillante e spumeggiante come a Reggio Calabria non si vedeva dai tempi di Mazzarri, il “Profeta” come lo chiamano ancora i tifosi amaranto, indimenticato allenatore della salvezza nell’anno della penalizzazione.
Atzori ricorda Mazzarri per molti aspetti tattici, ed è ancor più apprezzabile dal punto di vista umano per i rapporti che sa mantenere – positivi e cordiali – anche all’esterno dello spogliatoio, proprio lì dov’era il limite i Mazzarri.

La Società, inoltre, s’è comportata egregiamente: ha acquistato i più forti giocatori della prima e della seconda divisione della Lega Pro, come Acerbi, Campagnacci, Zizzari, Sy, Danti e Burzigotti, alcuni dei quali non hanno ancora dimostrato tutto il loro valore, altri invece sono ormai delle garanzie (Acerbi e Campagnacci su tutti).
Foti e Giacchetta, inoltre, hanno puntato sul vivaio del Sant’Agata: 11 giocatori della Rosa provengono direttamente dalle giovanili amaranto, e sono quasi tutti calabresi o addirittura reggini più Peppe Rizzo, Messinese, fresco di convocazione nella Nazionale Under 21.
A questi ragazzini sono stati affiancati dei leader con grande esperienza come Emiliano Bonazzoli, Giacomo Tedesco, Christian Puggioni, Andrea Costa, Riccardo Colombo e Simone Rizzato oltre a Missiroli e Barillà che ormai in serie B sono tra i giocatori più temuti e che hanno già maturato esperienza di A. Si è lavorato bene anche nella scelta del mister, un vincente con grande carattere e anch’esso proveniente da un’esperienza in serie A, al Catania, dove lo adorano tifosi e giocatori, dove gli vuole bene anche la società che lo ha esonerato, e dove ha avuto modo di crescere e imparare da alcuni errori di gioventù.
Insomma, una squadra costruita con criterio.
Ha lavorato bene, la società, anche dal punto di vista dei tifosi: ha portato avanti una campagna abbonamenti davvero popolare, con prezzi simili, se non più bassi, a quelli del Campionato Dilettanti, tenendo alto l’orgoglio reggino con lo slogan ‘Amaranto si Nasce‘, incentivando le presenze allo stadio con progetti nelle scuole, concorsi, regali e molto altro ancora.
Ma la risposta del pubblico reggino non è stata, almeno ad oggi, all’altezza di tutto questo. Non è stata all’altezza di una società che ancora, dopo anni di palcoscenici prestigiosi e riflettori internazionali, ha voglia di vincere e fame di grande calcio. Non è all’altezza di una squadra travolgente ed entusiasmante ogni qual volta scende in campo. Non è all’altezza di un allenatore umile ma con una mentalità vincente.

Dopo la disastrosa stagione passata, in cui l’incubo Lega Pro sembrava concretizzarsi ogni giorno di più, quest’anno la Reggina occupa dall’inizio del campionato i primissimi posti della classifica, lottando alla pari con le super-corazzate costruite per salire in serie A.

In questa Città, dove fino a 12-13 anni fa si facevano i caroselli per le strade ed era festa grande se si riusciva a battere Avellino e Salernitana nella corsa play-off dalla serie C1 alla serie B, e che ci si esaltava quando si riusciva ad ottenere una salvezza in B all’ultima giornata dopo sconfitte del tipo 7-0 a Marassi col Genoa, 2-0 a Cosenza nel derby, 0-2 col Venezia in casa, 3-0 con l’Avellino poi retrocesso, e poi ancora 2-0 a Pescara, 3-1 a Lucca e chi più ne ha più ne metta, oggi ci si è assuefatti al calcio che conta e quasi quasi si “schifìa” anche una salvezza in serie A. Magari risicata, ottenuta all’ultima giornata, miracolosa. Ma pur sempre in serie A.

Nove stagioni di serie A hanno saziato i sogni di un pubblico e di una tifoseria che è sfaldata nei gruppi ultrà, proprio in quella Curva che per anni è stata una delle più apprezzate e stimate non solo del panorama Italiano, ma anche nel tifoso medio che – evidentemente – rinuncia ad andare al Granillo nonostante lo spettacolo fornito in campo dai giocatori, la serietà di tutte le componenti societarie e risultati che sono davvero brillanti e inattesi.
Mai, al Granillo, ci sono state più di 6-7 mila persone. Nè nel derby con il Crotone, nè nelle sfide di vertice contro Empoli e Torino.
Questo lo scenario del Granillo in Reggina-Torino di sabato, una partita spettacolare, degna di altri palcoscenici, valevole per i primissimi posti della classifica.

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La Reggina è protagonista di un miracolo, e lo sta facendo da sola, senza l’aiuto del pubblico, della gente e della città ormai distaccata, con la mente altrove. Sì, proprio quel pubblico che una volta era il 12° uomo in campo, protagonista attivo dei successi amaranto.
E non possono esserci “scuse” o “attenuanti” nè di natura economica (i prezzi si abbonamenti e biglietti sono davvero stracciati, meno di così sarebbe umiliante!), nè di altro tipo.

Questa squadra è pupillo di quei pochi tifosi autentici, con la Reggina nel sangue.
Gli unici che hanno il diritto, qualora questo miracolo dovesse continuare fino a maggio, di stare sul carro dei vincitori.