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Reggina, Foti torna in Tv dopo 5 anni ed è un bagno d’umiltà

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di Peppe Caridi – Sincero e rammaricato quando guarda al presente, serio e ambizioso quando parla del futuro, commosso ed emozionato quando pensa al passato. Lillo Foti, il n° 1 della Reggina Calcio, è tornato in televisione cinque anni dopo l’ultima volta, e ha scelto ‘Fuori Gioco‘, la trasmissione sportiva di Rtv condotta da Andrea Ripepi.

«Ho deciso di venire perchè ho letto il vostro nuovo slogan, ‘Televisione Positiva’, e volevo vedere se è davvero così» ha detto Foti in chiusura, rispondendo alla provocazione dello stesso conduttore che gli chiedeva se per averlo nuovamente come ospite avrebbe dovuto attendere altri cinque anni.
Con questa lucidità mentale e con la solita prontezza a sdrammatizzare situazioni difficili, il Presidente della Reggina s’è reso protagonista di un inatteso ritorno sotto i riflettori televisivi, nel momento più difficile degli ultimi 15 anni amaranto.
Ma nel corso della trasmissione, rispondendo a 360° alle domande dei giornalisti presenti in studio, Foti è stato estremamente serio, approfondito e puntuale, senza dribbling rispetto alle richieste più scomode.

«Ho già chiesto scusa a tutti nella conferenza stampa dopo la partita con l’Albinoleffe. E’ stata una stagione fallimentare a causa di valutazioni tattiche sbagliate, basti pensare a Pettinari o a Stuani: non li ritenevamo degni di un palcoscenico prestigioso come quello della Reggina, ma facendo il confronto con i giocatori che  quest’anno hanno ricoperto i loro ruoli, penso che sarebbero stati utilissimi. In fondo sono i giocatori gli attori principali perchè loro scendono in campo. Abbiamo fatto molti errori e abbiamo preso tantissimi schiaffi, ma la società è viva e solida. Molto solida. Forse non riesco a spiegarmi, non riesco mai a esprimere il vero valore della Reggina Calcio. Questa società non vive solo su Lillo Foti ma ha una struttura, il Sant’Agata, di cui purtroppo la Città non ha una vera percezione. Capisco che ai tifosi interessa poco se nel nostro centro sportivo giocano e crescono centinaia di giovanissimi bambini e ragazzi, che nei settori giovanili siamo ormai affermati a tutte le età a livello nazionale e che rappresentiamo un esempio di sviluppo che va ben oltre il calcio in sè. Ma bisogna considerare anche questo».

Il Centro Sportivo S.Agata, una struttura sportiva di assoluta rilevanza nel panorama Italiano, è nato nel 1991 su una superficie di 48 mila metri quadri e ospita le attività della prima squadra e del settore giovanile, gli uffici della società e la foresteria per i giovani calciatori non residenti con tanto di cucina, sala mensa, sala studio  con annessi spogliatoi e palestra ad utilizzo del settore giovanile.
Il Centro Sportivo ha 6 campi da calcio e un’attrezzata palestra oltre alle palazzine destinate a spogliatoi, sale stampa e uffici.

Le ultime modifiche apportate alla struttura, di pochissimi anni fa, riguardano il settore comunicazione e marketing: una open space di 300 mq ospita la redazione del sito e della web tv, l’area pubblicità e grafica ed inoltre una porzione dedicata alla biglietteria. Sono circa 220 gli atleti delle squadre giovanili della Reggina che usufruiscono del Centro, cui si aggiunge la prima squadra, gli staff tecnico/sanitari e la redazione del sito e della web-tv. Un patrimonio importante anche a livello occupazionale, a maggior ragione in una Città come Reggio Calabria che di lavoro ne ha bisogno come il pane.
Ma anche a livello sportivo e calcistico, il Sant’Agata ha un significato non indifferente. Qui sono calciscicamente nati e cresciuti campioni come Simone Perrotta e Giandomenico Mesto. E la Reggina di oggi è zeppa di reggini doc come Simone Missiroli, Antonino Barillà, Pietro Marino, Alessio e Nicolas Viola, Vincenzo Camilleri e anche Daniel Adejo, nigeriano “figlio” di Casa Sant’Agata, proprio per merito dell’attività del Centro Sportivo che anno dopo anno sforna giovani talenti rilanciandoli alla ribalta sul panorama calcistico nazionale.

Foti mentre ne parla è commosso, non può dimenticare quegli anni, tra 1988 e 1991, in cui dove oggi sorge uno dei Centri Sportivi più attrezzati e moderni d’Italia c’era solo la “consueta” spazzatura di una fiumara della periferia di Reggio Calabria, straziata dalla seconda guerra di ‘ndrangheta e ancora lontanissima dal solo pensiero di lidi sul lungomare, notti bianche, tapis roulant, stagioni teatrali, alberghi, turisti e tanti altri elementi di crescita e sviluppo cui la Reggina ha fortemente contribuito soprattutto nel rilancio dell’immagine con 9 anni di serie A.
Quello del Sant’Agata è solo uno dei tanti sogni che Foti è riuscito a realizzare. L’ultimo gli è sfuggito per un pelo, era la stellina sulla maglia, il decimo anno di serie A.
«Ma credo – dice in merito alla retrocessione di un anno fa – che quella squadra fosse, nonostante tutto, nelle condizioni di poter mantenere la categoria. E’ capitata quella partita che io considero stranissima, per tantissimi aspetti, con la Sampdoria che c’ha compromesso una rimonta magnifica». Effettivamente dopo le vittorie a Bergamo e Bologna e il pareggio casalingo con la Juve, la salvezza sembrava ormai cosa fatta.

Per conquistare quella stellina, adesso, non basta una salvezza: serve un’altra promozione, bisogna tornare in serie A. E certamente la Reggina 2010/2011 proverà a farlo nuovamente, partendo daccapo, con un basso profilo, senza grandi nomi e con un tetto stipendi, per forza di cose, decisamente più basso.
Foti ci sta già lavorando, ma sono argomenti delicati e si lascia scappare molto poco.

«La Reggina nella sua storia ha sbagliato in pieno i campionati in cui partiva favorita e godeva del gradimento unanime. Oltre a quello di quest’anno, ricordo quello seguito allo spareggio di Pescara con la retrocessione in serie C che comportò un danno gravissimo alla Società. La Reggina ripartì, in quel caso, dalla qualità del settore giovanile con le cessioni degli elementi pregiati quali, ad esempio, Campolo e Cozza. Anche adesso ci sono queste condizioni per guardare con fiducia in prospettiva. Bisogna guardare anche ai risultati ottenuti da piccole realtà quali Crotone e Cittadella che io guardo con assoluta stima perchè li ritengo semplicemente straordinari. Oggi ho parlato con la squadra, affrontando i “senatori” uno per uno. Poi ho parlato con i giovani, con loro incontrandoli tutti insieme (Missiroli, Barillà, Camilleri, Viola, Adejo, Marino, Castiglia). Per tornare a certi livelli dobbiamo fare le scelte giuste. Abbiamo una rosa di 48 giocatori, è chiaro che moltissimi andranno via. Dobbiamo fondare il presente, cioè il campionato 2010/2011, e anche il futuro intorno a 4-5 nuovi calciatori. Breda non sarà più l’allenatore, anche se gli sono molto grato per quello che ha fatto centrando la salvezza che a un certo punto era diventata molto difficile. Non ripartiremo da lui perchè credo la Reggina al momento abbia bisogno di un progetto più completo e nel roulo di allenatore serve maggiore esperienza. Credo comunque che Breda possa ritrovarsi con la Reggina in un percorso che nè per lui nè per la Reggina finirà domattina. Tuttavia penso che al momento la prima squadra abbia bisogno di altro. Abbiamo bisogno di una persona che arrivi con entusiasmo e sposi la causa della Reggina, riteniamo fondamentale inoltre una grande personalità. Ho alcuni incontri tra il weekend e l’inizio della prossima settimana. Nel prossimo week-end saprete il nome».
Si riparte, molto probabilmente, da Luca Vigiani e Giacomo Tedesco, riportati a Reggio a gennaio proprio con l’intenzione di fondare intorno a loro il futuro amaranto. Per la panchina, secondo i ‘rumors’ di mercato è una bagarre tra Lerda e Calori. Per il resto, la nuova Reggina dovrebbe essere una truppa di giovani rampanti affamati di vittoria e successo, plagiati intorno a 4-5 nuovi elementi d’esperienza ma anche di indubbia qualità tecnica e agonistica.
In vista anche un cambiamento nella figura del direttore sportivo: Rosati è vicino all’addio.

Prospettive 2010/2011 a parte, Foti è stato letteralmente assalito dalle domande dei giornalisti sulla situazione della società, con richieste mirate sui rapporti con la tifoseria, con il mondo del calcio, con Moggi, Giraudo e altri elementi legati allo scaldalo di ‘Calciopoli’. Foti ha risposto colpo su colpo anche nel dettaglio alle questioni economiche, sulla gestione degli stadi, sulla solidità della società, le entrate, le uscite, gli investimenti: «La Reggina è una S.p.A. e ci sono dei bilanci dove vengono citate tutte le entrate e le uscite. Ci si dimentica, giusto per citare una voce, che la Reggina nel 2005, nonostante fosse apposto, ha pagato 15 milioni e 400 mila euro in contanti nei confronti dell’Irpef. Abbiamo mantenuto fede ai tutti i nostri impegni, nel calcio di oggi non è scontato come potrebbe superficialmente apparire. L’anno scorso sono fallite Avellino, Treviso e Pisa e solo una di esse era meridionale. Molte altre società sono quest’anno sull’orlo del baratro e forse non si iscriveranno l’anno prossimo: ho fatto presente al Presidente Abete questa cosa che dovrebbe esser un campanello d’allarme per tutti. Il calcio oggi dev’esser fatto con estrema oculatezza e ne sto facendo una battaglia negli ambiti di mia pertinenza: o il calcio ridisegna l’area professionistica o andrà in grandissima difficoltà. Per quanto riguarda Moggi, non accetto sentirmi dire che le difficoltà della Reggina sono legate alla fine dell’era Moggi. Non abbiamo mai avuto legami di nessun tipo. Moggi e Giraudo sono solo degli amici personali come Galliani e altri manager calcistici. La Reggina s’è sempre mossa in modo assolutamente libero da ogni influenza, infatti con la Juventus in tutta la nostra storia non abbiamo quasi mai fatto operazioni di mercato».

Il ritorno Foti in televisione è prima di tutto un bagno d’umiltà di fronte ad alcune scelte e, soprattutto, ad alcuni atteggiamenti che davano quantomeno l’impressione di presunzione. Ma, oltre alla disponibilità nel rispondere alle domande più varie e al merito delle risposte, estremamente approfondite senza troppi giri di parole, il messaggio principale è proprio nel simbolo di un Presidente che, dopo 5 anni, decide di tornare a parlare alla gente in diretta televisiva. 
E lo fa nel momento più buio e profono degli ultimi 15 anni amaranto: un segnale importante dal significato profondo da parte di un uomo vero, fatto di un grandissimo attaccamento alla maglia della Reggina (è davvero il “primo tifoso”, non solo di nome ma anche di fatto) e anche di quei valori e principi tipici del territorio reggino (umiltà, sacrificio e ambizione) che ha saputo trasmettere alla società che ormai guida da più di due decenni.