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13 giugno 1999 – 13 giugno 2009: 10 anni lunghi un sogno… che continua

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di Pasquale De Marte – E’ giugno, a Reggio fa caldo, ma non troppo.  Nella zona Sud della città c’è un centro sportivo, che non è il S.Agata, dove ci sono tre campi, due da calcetto e  uno da calcio a sette.

 

Nella spensieratezza di una serata tra amici ci sono sfide che si intrecciano, ma ciò che conta è divertirsi.

Complessivamente tra i trentaquattro calciofili reggini, più o meno stagionati, che  si trovano a rincorrere un pallone, sognando di essere uno  degli strapagati campioni che popolano le copertine dei giornali, c’è un colore che domina ed è l’amaranto.

L’amaranto della Reggina, ovviamente, indossato da venti  di loro, perchè qui non servono divise sociali. Ognuno gioca con la maglia che meglio crede e che probabilmente gli è più cara.  Solo quindici anni fa la stessa scena avrebbe assunto colori diversi, magari il rosso, il bianco ed il nero, alternati ed a strisce e in pochi, soprattutto tra i giovani, avrebbero avuto la fortuna di conoscere le gesta di Aglietti e Pasino, figuriamoci quella di  indossare le gloriose casacche su cui campeggiava il logo di una nota catena di supermercati..

C’è un sottile confine tra la Reggina di nicchia di un tempo e quella di oggi che ha, in larga parte, spazzato via dal cuor  dei reggini, o quanto meno messo in secondo piano, simpatie diverse da quelle della squadra della propria città.

 La Reggina di nicchia è quella della serie C  dei primi anni ’90 con 4.000 abbonati innamoratissimi della loro squadra e protagonisti di trasferte oceaniche in proibitivi ed infuocati campi della serie C.

Era una Reggina che riempiva d’orgoglio i tifosi che riuscivano a vivere di piccole soddisfazioni, perché il reggino, nonostante tutto, è passionale e tiene a ciò che lo rappresenta.

Il sottile confine ha una data ed è il 13 giugno 1999, dieci anni fa esatti .

Quel giorno faceva caldo anche a Torino e c’erano 20.000 cuori pronti a spingere la squadra fuori dall’oblio di un passato poco glorioso, che nessuno intendeva rinnegare ma pubblicizzare come vanto e testimonianza dell’infinito amore di una tifoseria che solo dieci anni prima aveva visto infrangere i propri sogni di gloria e contro la Cremonese e quei maledetti calci di rigore di Pescara.

Finì 2-1 per gli amaranto che festeggiarono assieme ai granata, già promossi in massima serie da una settimana. Dal gol di Tonino Martino in poi  ci sono nove campionati di serie A ed un’ulteriore promozione messa in archivio.

Difficile credere che qualcuno avrebbe potuto immaginarlo e ancor più significativo sarebbe stato conquistare, in questa stagione, quella “stellina” che il presidente Foti avrebbe voluto ottenere.

Già proprio lui, il massimo responsabile di ciò che la Reggina è ed è stata, nel bene e nel male.

E’ stata moda a cavallo del 2000 per tanti calabresi, è tornata ad essere un esclusivo fenomeno di aggregazione  per Reggio e parte della sua provincia nel momento in cui l ’”effetto serie A” è andato a scemare.

I larghi spazi vuoti del Granillo delle ultime stagioni non sono sintomo di disaffezione nei confronti della maglia amaranto che con i successi degli ultimi anni ha visto largamente crescere i suoi simpatizzanti, ma il segno che forse nelle ultime stagioni l’oculatezza societaria del passato, non troppo remoto, ha lasciato spazio all’improvvisazione e all’azzardo.

I crediti accumulati da Foti sono tali e tanti che non sarà una retrocessione, per quanto scellerata, a farli azzerare, ma questo non dovrà che essere la motivazione per costruire una squadra che possa ritornare dove si è dimostrato di poter stare con onore.

La Reggina di oggi  non è quella dei calciatori della stagione appena conclusa che, come ammesso dal presidente, non hanno incarnato i valori che i tifosi si aspetterebbero da una squadra che si trova a rappresentare un’intera provincia che nel calcio cerca un metaforico riscatto dai problemi sociali che la attanagliano.

La Reggina di oggi è una società ambiziosa, che se in A tornerà non lo farà per caso e questo è il merito principale che va riconosciuto a un presidente che nelle ultime stagioni ha sbagliato tanto, ma che è entrato a pieno titolo nella storia  per ciò che è stato conquistato sotto la sua egida.

La Reggina di oggi sono i tifosi che da novantacinque anni  hanno a cuore le sorti dei colori amaranto.

La Reggina di oggi sono i tifosi che dopo due stagioni indecorose, sebbene una di queste positiva sotto il profilo del risultato sportivo, sono pronti a tuffarsi in serie B e a ripopolare le tribune del Granillo, tornando a sostenere con forza ed incondizionatamente la loro maglia ,   a patto che dall’altro lato abbiano a che fare con una società dotata di un progetto serio e con una squadra che possa rispecchiare i valori storici di  una realtà calcistica che ha vinto poco, ma che si è sempre battuta con dignità.

Una cosa è certa : i reggini vogliono tornare ad emozionarsi, come e forse meglio di dieci anni fa.