Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina, il festival dei facili bersagli

Reggina, il festival dei facili bersagli

altC’è modo di scorgere qualcosa di positivo, nell’ultima gara di campionato di una già retrocessa Reggina. L’esordio da titolari in Serie A di Marino, Camilleri e Nicolas Viola, unito agli altri debutti di Josias e Alessio Viola, ha consentito di verificare la bontà del programma di ringiovanimento della rosa. Chi da protagonista, chi da rincalzo, ognuno di questi ragazzi sarà parte integrante del progetto di risalita. Le qualità non mancano, la personalità nemmeno: i gettoni di presenza serviranno ai prodotti del Sant’Agata per acquisire esperienza.

Non tutte rose e fiori però in occasione di Reggina-Siena, gara in cui per la prima volta da quando si trovano in A gli amaranto sono scesi in campo con un verdetto di retrocessione già acquisito. Franco Brienza, uno dei giocatori dai quali ci si aspettava di più nella stagione ormai conclusa, è stato facile bersaglio di invettive. Sia chiaro, il pubblico paga ed ha il diritto di esprimersi. La volontà di sottoporre il calciatore alla gogna è sembrata premeditata da parte di chi lo ha mandato in campo quale unico elemento esperto in mezzo ai giovani. Una scelta che fa seguito alla sostituzione nei minuti di recupero contro l’Udinese, quando Brienza venne sepolto dai fischi. Masochismo?

Destano parecchie perplessità le umilianti esclusioni di Giosa, Rakic e Cascione. Ci si chiede cosa abbiano fatto di male questi ragazzi, per meritare di non andare nemmeno in panchina nell’ultima gara di un campionato in cui non sono mai stati considerati. Paradossale che, in un periodo in cui si parla tanto dei giovani fatti crescere al Sant’Agata, uno di loro cioè Giosa concluda la stagione senza un solo minuto all’attivo, nonostante si sia reso disponibile da marzo.

La squadra si allenerà fino al 20 giugno. Una misura punitiva apportata a retrocessione avvenuta. Può darsi che i calciatori abbiano bisogno di riflettere sugli errori commessi, ma è difficile credere che l’intero organico quest’anno sia stato composto da “spalle lisce”. Non sappiamo se seminare il terrore sarà utile alla società per recuperare il rispetto all’interno dello spogliatoio, perso negli ultimi due anni. La speranza è che chi di dovere faccia professione di umiltà, dopo averla chiesta agli altri. Per tenere in mano la squadra servirà necessariamente un allenatore di polso, già individuato in Walter Novellino. Di errori ne sono stati commessi dall’intera area tecnica, eppure con ogni probabilità pagherà solo Orlandi, la cui colpa principale è di aver accettato di metterci la faccia.

Paolo Ficara