Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina-Amoruso, se rinasce un amore…

Reggina-Amoruso, se rinasce un amore…

altLe strade della Reggina e di Nicola Amoruso si sono divise nel luglio scorso, quando dopo un tira e molla infinito con la Lazio, Urbano Cairo approfittò dell’empasse nella trattativa tra Foti e Lotito e si accaparrò l’attaccante. Un divorzio che non ha portato risvolti positivi: gli amaranto sono retrocessi in B, mentre il bomber di Cerignola ha dato il peggio di sè a Torino per poi passare al Siena il 2 febbraio scorso e finire nel dimenticatoio.

Ebbene i soggetti in questione, Foti e Amoruso appunto, potrebbero aver capito che era meglio per entrambi continuare a stare insieme. L’attaccante, molto tempo addietro, aveva manifestato l’intenzione di chiudere la carriera nella Reggina, salvo poi ripensarci l’estate scorsa, al termine di un campionato molto travagliato. Un malumore colto al volo dal massimo dirigente, rapido a monetizzare la cessione di un 34enne preso a parametro zero tre anni prima, ma cosciente dell’impossibilità di sostituirlo dal punto di vista tecnico.

Foti e Amoruso, uno sguardo al passato che si trasforma subito in una possibile intesa per il futuro. Restituire alla squadra un simbolo, un punto di riferimento, un fulcro della manovra e soprattutto un grande finalizzatore è più di un’idea, e non è fantacalcio. L’anagrafe dice 35 anni ad agosto, ma la categoria adesso sarà la Serie B. Per l’ex juventino, la possibilità di tornare a sentirsi considerato, di tornare a sentirsi un re, nell’unica piazza che lo ha eletto a proprio simbolo.

Dipendesse solo da Foti e Amoruso, il “sì” arriverebbe in men che non si dica. Non è dato sapere cosa ne pensi il buon Urbano Cairo. Il cartellino di Amoruso, infatti, è ancora di proprietà del Torino, che dieci mesi fa sborsò quasi 3 milioni di euro per acquistarlo dalla Reggina. “Io i calciatori li pago profumatamente”, ebbe a dire Cairo l’estate scorsa, in risposta a chi gli elemosinava qualche prestito. Come fece la Reggina con Di Michele.

Paolo Ficara