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Reggina, adesso è finita davvero

altSette anni dopo l’ultima promozione e sei salvezze consecutive la Reggina riassapora la serie B, logica conseguenza di una sciagurata gestione tecnica e societaria.

La matematica certezza giunge oggi nell’anticipo della penultima giornata contro la Lazio.

Come rendere proibitiva una gara di fine campionato contro una squadra già in vacanza o con la testa altrove? Per conoscere il metodo

 bisognerebbe chiedere alla Reggina che nella sua disperata rincorsa verso una salvezza quasi impossibile, dopo l’umiliazione subita dalla Sampdoria e lo svantaggio iniziale subito dal Cagliari, riesce a concludere sotto di un gol un primo tempo nel quale l’unico avversario a dare l’impressione di essere mentalmente in campo è Zarate.

E’ l’argentino, già decisivo all’andata con i suoi assist, ad approfittare di una difesa amaranto fin troppo statica e impacciata. Uno scatto in profondità dell’attaccante biancoceleste è sufficiente a sbaragliare la pessima retroguardia amaranto e al 26′ il tocco di esterno destro dell’argentino vale l’1-0 che non sembra risvegliare dal torpore gli uomini di Orlandi.

Ci si aspetta una Reggina col sangue agli occhi, pronta a reagire al gol che di fatto la condanna matematicamente, ma non c’è pressing, non c’è corsa, non c’è il cuore che i tifosi vorrebbero gettato al di là dell’ostacolo.

Le scelta iniziale di Orlandi di rinunciare ad un attaccante di ruolo desta sempre più perplessità col passare dei minuti, Cozza e Brienza non danno il giusto peso all’attacco e la sensazione che qualcuno abbia mollato prima del momento giusto diventa facilmente avvertibile.

La Lazio in campo non c’è e non è un caso che, nonostante la solita imbarazzante Reggina, che gli amaranto abbiano almeno due chances per andare a segno.

La prima è sui piedi di Carmona, prima che gli amaranto passino in svantaggio, ma Carrizzo si ricorda proprio contro il sodalizio dello Stretto di essere il portiere dell’Argentina e sfodera un’ottima parata sul destro dal limite del centrocampista cileno.

Dopo la rete di Zarate, è Brienza, invece, che pur beffando la linea difensiva biancoceleste con un movimento su filo del fuorigioco, si defila troppo davanti all’estremo difensore capitolino e non riesce a concludere in modo da poterlo battere.

Al conteggio andrebbe aggiunto un calcio di rigore negato per una “cravatta” su Lanzaro in piena area di rigore, ma l’unico a godere della “stima” dei direttori di gara “in the box” è Bernardo Corradi, seppur con tutti i suoi limiti inspiegabilmente in panchina, e Gervasoni non ci pensa neanche a concedere la massima punizione.

Dopo cinquantuno minuti se ne accorge anche Orlandi che lo inserisce al posto di Costa e c’è spazio anche per Ceravolo che rileva Vigiani.

In campo non si capisce quale sia la difesa messa peggio in campo, ma se da una parte c’è l’attenuante di non aver più nulla da chiedere a questo finale di stagione, è ignoto il motivo della pessima prestazione amaranto.

C’è il tempo per divorarsi un’altra occasione: Brienza semina avversari in area, ma cade al momento di calciare, la palla giunge a Cozza che non trova il pertugio per riportare in vita la Reggina.

Intanto Corradi trova il tempo per dare una spiegazione a tutte le volte che è stato lasciato fuori squadra da Orlandi e i minuti che scivolano via fino alla fine del match sono la metafora dei titoli che scorrono in coda ad una stagione disastrosa.

Ci sarà tempo e modo per commentare lo scempio di questo campionato, inutile esprimere giudizi su una gara che ne è soltanto il definitivo “canto del cigno”.

Pasquale De Marte