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Reggina umiliata dalla Samp

Quattordici anni dopo (3 settembre 1995), la Reggina torna a subire una pesantissima umiliazione a Marassi, anche se quella volta i gol al passivo furono sette, non cinque come oggi, e di fronte c’era il Genoa. L’unica consolazione è che quell’anno arrivò una salvezza clamorosa con quattro vittorie consecutive nelle ultime giornate, è però difficile che quest’anno possano bastarne tre.

Il 9 maggio è una data molto lontana dal giorno di Natale, evidentemente la pensavano diversamente i giocatori di Orlandi prima di scendere in campo a Marassi contro la Sampdoria.

Contro i blucerchiati, privi di almeno

sei titolari e con la testa rivolta alla finale di Coppa Italia, qualcuno si aspettava qualche regalo “fuori stagione” che giustamente non è arrivato.

Quello che, invece, arriva nei primi quarantacinque minuti sono tre bordate a tutti i sogni di gloria di una Reggina che sembra fermarsi sul più bello, dopo aver illuso la tifoseria con prestazioni di alto livello negli ultimi tempi e sette punti nelle precedenti tre partite.

Il primo gol dei doriani ha la firma di Dessena, dopo neanche un minuto di gioco. Solito errore della difesa che, con la collaborazione del centrocampo, rimane schiacchiata sul limite dell’area e il centrocampista di Mazzarri ha tutto lo spazio per mirare ed insaccare la sfera alle spalle di Puggioni dalla media distanza.

Reazione della Reggina? Poca cosa: una conclusione ravvicinata di Brienza e neutralizzata da Castellazzi, nata da una circostanza fortuita.

L’espulsione di Valdez (fallo da ultimo uomo su Pazzini),  scaturita da una punizione battuta in posizione diversa da quella corretta, spiana la strada ai padroni di casa che raddoppiano ancora con un tiro dalla distanza di Dessena, facilitato dalla libertà concessa.

Il terzo gol arriva con un colpo di testa di Delvecchio, bravo ad anticipare tutti in occasione di un calcio piazzato.

Sembra arrivare il punto esclamativo sulla gara, con una Reggina impotente e bocciata in toto sul piano del carattere. Inutile approfondire discorsi tattici, quando ci si pone di fronte ad una prestazione così disarmante.

In avvio di ripresa, l’inserimento di Corradi in luogo di Barillà è un chiaro segnale di disperazione che serve a poco. I gol di Marilungo e Pazzini chiudono i conti.

La partita nei quaranta minuti finali ha ben poco da dire.

Nell’attesa di capire cosa avverrà domani, è difficile credere che la Reggina vista oggi possa salvarsi, soprattutto per questioni aritmetiche, dato che il Torino, in caso di vittoria contro il Lecce, potrebbe diventare irraggiungibile. Intanto gli amaranto hanno l’obbligo morale nei confronti dei tifosi di portare a casa nove punti nelle ultime tre gare, per poi guardarsi attorno e vedere ciò che accadrà alle altre.

Pasquale De Marte