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La Reggina riapre gli occhi…. e sogna

Ultima chiamata atto quarto, o quinto, o sesto, si è perso il conto. La Reggina esce dalla fase r.e.m. e supera un incubo durato cinque mesi, riaprendo gli occhi proprio contro l’Atalanta con cui li aveva tenuti aperti per l’ultima volta. E’ la Reggina dei giovani, che già contro l’Udinese aveva lottato di più rispetto ad altre uscite. C’è anche il tocco d’esperienza portato da Vigiani, da Brienza e nella parte finale anche da Cozza. Ciò non toglie che la prestazione, fino al gol di Ceravolo, sia stata degna di una squadra ultima in classifica. Nella ripresa è stata valorosa la trincea scavata ai limiti dell’area di rigore, ma i tremolizi accusati nelle ripartenze rischiavano di costare cari.

Mettiamo però subito da parte le osservazioni estetico-calcistiche, non è il momento di ergersi ad incontentabili. Da una Reggina che cambia modulo e uomini alla stessa frequenza delle schede telefoniche acquistate e disattivate da Berlusconi o Moratti, non si possono di certo pretendere chissà quali trame di gioco a questo punto della stagione. Bisogna andare avanti con le unghie, come quelle mostrate da Costa nell’azione che ha propiziato il gol, e con i denti, come quelli usati da Ceravolo nel momento dello 0-1. Un plauso particolare anche al felino Puggioni.

Finito l’incubo, nessuno vieta di sognare ad occhi aperti. Un po’ come ha chiesto il presidente Foti la settimana scorsa. Il sogno assume nell’immediato dei colori bianchi e neri: il risultato che scaturirà dalla sfida con la Juventus ci dirà se la Reggina dovrà poi vincere a tutti i costi a Bologna, oppure si potrà accontentare di non perdere. L’altra condizione è che il sonno profondo delle rimanenti tre concorrenti per la salvezza continui fino a maggio, altrimenti il nostro che sogno è?

Alla Reggina rimangono da scalare tre posizioni in sei partite. Esattamente la stessa situazione che c’era l’anno scorso, allo stesso punto del campionato. Solo che un anno fa, la Reggina non veniva da un’astinenza di cinque mesi e non aveva occupato l’ultima piazza per tre quarti di torneo. L’impresa si può ripetere, e sarebbe importante che la tifoseria, pur avendo pienamente ragione nelle proprie rimostranze, possa fare a meno di intonare cori offensivi contro i vari dirigenti e calciatori. A fine campionato, sarebbe molto meglio tornare a discutere degli errori commessi in questa stagione, sapendo però di essere rimasti in Serie A.

Paolo Ficara