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La Reggina dei giovani non riesce a sterzare

Nel giorno della Santa Pasqua, la Reggina non è riuscita ad allontanare l’amaro calice della Serie B. Non è stata sfruttata nemmeno la presenza del Ponzio Pilato di turno, ovvero il difensore dell’Udinese Domizzi, che se ne è lavato le mani tirando alle stelle un contestato rigore. Rimane quindi la croce, che i tifosi della curva Sud hanno deciso di gettare addosso a Franco Brienza. Alla base c’è il duro e ravvicinato confronto avvenuto in settimana al Sant’Agata. Ovviamente non ci sono colpe da additare al pubblico per un campionato fallimentare, ma i cori negativi lanciati verso il calciatore più tecnico e più esperto della squadra, sono stati imprudenti almeno quanto la trattenuta da rigore e la successiva protesta di Maurizio Lanzaro. L’ex palermitano, checchè se ne possa pensare, rende al meglio solo se sente l’appoggio dell’ambiente.

Una formazione molto giovane, che sarebbe stato meglio schierare già domenica scorsa contro il Genoa, non ha ottenuto la tanto agognata sterzata che sarebbe risultata decisiva a questo punto del campionato. I vari Sestu, Hallfredsson e Ceravolo hanno portato freschezza e vivacità, almeno fin quando la Reggina è rimasta in undici uomini. Poi è chiaro che chi non disputa una partita intera da qualche mese, entri in debito d’ossigeno col passare dei minuti. L’aver insistito sempre sullo stesso presunto zoccolo duro, a scapito di elementi briosi e motivati, è uno dei rimpianti di questa stagione. Nel discorso va incluso anche l’esperto ed encomiabile Vigiani, che dopo le polemiche seguite alle sue mancate convocazioni delle ultime settimane, ha dimostrato cosa siano la professionalità e l’attaccamento alla maglia.

Sul rigore parato da Handanovic a Brienza si sono infrante speranze, aspettative e calcoli frutto dei risultati scaturiti sabato per le dirette concorrenti della Reggina. Le sconfitte interne di Bologna e Lecce potevano aprire degli scenari molto interessanti, perchè unite ad una concomitanza di fattori. Il riferimento è alla avvenuta trasmigrazione verso posizioni tranquille di cinque delle sette squadre che rimangono da affrontare per gli amaranto, da qui al termine della stagione. Ripensare al calendario e ripercorrere mentalmente tutte le volte in cui la Reggina, contro l’Udinese, non è stata capace di arrivare in porta nonostante gli ampi spazi concessi, fa venire il mal di testa. Ed in questo caso non è colpa di una corona di spine.

Paolo Ficara