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Disastro Orlandi, la Reggina prosegue l’astinenza

Altro che vittoria. Al “Granillo” la Reggina riassapora la sconfitta casalinga, che non arrivava da due mesi e mezzo. Per la gara col Genoa non è bastato il tanto invocato apporto dei tifosi, accorsi in 15.000, per avere la meglio su di un avversario in lotta per la Champions. Si è comunque fatto di tutto per perdere la faccia, di fronte ai non molti spettatori. In realtà, a Nevio Orlandi sta riuscendo un tentativo di rimonta: è infatti prossimo a scalzare Lillo Foti dal primo posto, nella classifica dei responsabili di questa stagione fallimentare. Ne ha acquisito pieno titolo, con le scelte perpetrate ieri.

L’ultima della classe si concede il lusso di arrivare ad aprile ancora con l’ennesima formazione diversa, con esperimenti tecnico-tattici in corso e senza lo straccio di uno schema, di un’ispirazione, di una giusta distanza tra i reparti, financo un opportuno animus pugnandi dissoltosi dopo 20 minuti. A fine gara, Orlandi ha spiegato che Sestu è andato in tribuna perchè non si era allenato bene in settimana (e allora perchè provarlo titolare fino a sabato mattina?), mentre Cozza è uscito all’intervallo perchè aveva accusato problemi in settimana (non c’era nessun sostituto al 100% da inserire dal primo minuto?). La verità è che l’unico a non aver lavorato bene in settimana è proprio l’allenatore, che farebbe meglio a presentare le dimissioni.

Proseguire a trattare alla stregua di lebbrosi i vari Sestu (la pessima prestazione del pur esperto Krajcik sembra una punizione divina per la sua esclusione), Di Gennaro e Rakic anche in occasione di una partita definita fondamentale, è inqualificabile. Nel momento in cui viene a mancare il centravanti titolare Corradi, il suo sostituto non può essere estratto a sorte. Non sappiamo cosa si pretendesse dall’acerbo Stuani il quale, oltre ad alcuni limiti che forse non si notano in 50 minuti di gioco, manifesta da sempre negli allenamenti una certa paura dei contrasti aerei. Al Sant’Agata se ne sono accorti tutti, tranne il muttiulivieristico Orlandi. In ogni caso, l’uruguagio avrebbe potuto inventare ben poco giocando sempre spalle alla porta. Lo stesso dicasi per Rakic, che non è riuscito a ripetere, alla seconda apparizione del 2009, quanto di buono solitamente mostra in settimana.

Cosa dire poi di Giosa e Vigiani? I due ex lungodegenti si allenano regolarmente da circa tre settimane. L’ex livornese, proprio tre settimane fa, ha disputato 60 minuti con la Primavera, sembrava l’inizio di un graduale rientro al normale utilizzo in prima squadra che invece non è mai arrivato. Di certo non li si può catapultare subito titolari, ma continuare a non convocare Vigiani (giocatore di categoria) e Giosa (che la categoria la merita di certo più di altri compagni pari ruolo) è l’ennesimo segno di ostracismo, che in questo caso danneggia due giocatori la cui colpa è quella di essere in scadenza contrattuale.

Il presidente Foti sembrava molto carico nei giorni che hanno preceduto Reggina-Genoa. Ha tentato di dare una sferzata all’ambiente, ma non c’è riuscito nè a livello interno nè esterno. L’augurio è che il massimo dirigente non permetta più determinati scempi tattici e, qualora non ritenesse opportuno intervenire nell’immediato, che scelga una guida tecnica appropriata in vista della prossima stagione. Parlare adesso delle speranze salvezza della Reggina significherebbe ripetere discorsi già triti e ritriti, non vi tediamo. All’alba del mese di aprile, dopo l’ennesima formazione diversa e con una fiducia da parte del 95% della squadra pari a zero, si può però affermare che non può essere il muttiulivieristico Orlandi a salvare la Reggina.

Paolo Ficara