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Corsi e ricorsi storici: ci si aggrappa a tutto

Il Genoa quarto in classifica e lanciatissimo verso una qualificazione alla Champions che avrebbe dell’incredibile, ma che se avvenisse non sarebbe certo frutto del caso per una squadra, quella di Gasperini, che è una vera e propria orchestra che grazie all’organizzazione ha più volte dimostrato di poterle “suonare” a chiunque.

La Reggina, ultima, vuole provare ad aggrappare la salvezza per i capelli.

Questo lo scenario della prossima sfida tra gli amaranto di Orlandi e i rossoblu liguri, impensabile se si considera quanto accadeva solo pochi anni fa quando il Genoa giunse in riva allo Stretto e approfittò

dei padroni di casa già in festa per la promozione in serie A, acquisita una settimana prima, per racimolare il punto necessario alla permanenza nella serie cadetta.

L’anno era il 2002 e il Granillo, debordante d’amaranto e gremito in ogni ordine di posto, fu il teatro di un 2-2 . Le firme di Savoldi e Dionigi rimontarono lo 0-2 confezionato nei primi minuti da Mensah e Carparelli.

Altri tempi.  Tempi un po’ più recenti sono quelli della scorsa stagione e, proprio come in questa in corso, la Reggina era a secco di vittorie da oltre dieci partite.       I corsi e i ricorsi storici potrebbero tornare utili a Cozza e compagni, fortemente condizionati nella classifica e nel morale da digiuno da tre punti.

Una squadra solida ma  brutta , seppur meno  delle tante inguardabili messe in campo da Ulivieri a dir la verità,  trovò un 2-0 importantissimo.  Anche domenica più che l’estetica, conterà la concretezza, prerogativa mai avuta dal fanalino di coda della serie A, anche perché troppo spesso si è puntato,e a ragione, il dito sulla difesa ballerina senza però focalizzare l’attenzione su un attacco sterile, sopravvalutato in zona gol nei singoli  e orfano del suo uomo migliore, Brienza, inspiegabilmente naufragato nella mediocrità generale di questa stagione.

Per raggiungere la salvezza servirebbe carattere, quello che ebbe la Reggina del  1996 che, collocata in una situazione analoga a quella attuale in serie B, vincendo le ultime quattro partite si mise in tasca una salvezza incredibile grazie alla “cura Gagliardi”.   Era una squadra oggettivamente inadeguata alla cadetteria, costruita male e corretta ancora peggio se possibile,   ma le motivazioni spesso fecero la differenza.  Un esempio ?  A Marassi, contro il Genoa, guarda caso, perse per 7-0 all’andata, mentre al ritorno trovò la forza per  vincere per 2-1 all’ultimo secondo grazie alla rete di Pasino, nonostante la caratura nettamente superiore dell’avversario.  Chissà se quest’anno lo 0-4 dell’andata farà scattare la giusta molla di rivalsa nello spirito agonistico dei calciatori, apparso però poco evidente conto Napoli e Inter.

Nel complesso sono tredici i precedenti in Calabria con sei affermazioni  reggine, una sola vittoria genoana e quindi sei pareggi, l’ultimo dei quali datato 23 maggio 1999 (0-0) durante la cavalcata verso la “prima serie A” guidata nel finale da Bruno Bolchi, con il quale gli amaranto pareggiavano in casa e perdevano fuori.

L’unica volta in cui il Genoa ha lasciato Reggio con tre punti risale addirittura a trentasette anni fa ( 22 ottobre 1972) e i liguri si imposero per 2-0.

Il primo precedente in assoluto al Granillo è datato 19 marzo 1967 e finì, tanto per cambiare 0-0, tenuto conto che il punteggio “a occhiali”  rappresenta quello più comune alle partite giocate in riva allo Stretto.

Infatti,  ben cinque volte si è avuto un risultato a reti bianche,  per un segno X che, mai come domenica, servirebbe poco a entrambe le compagini ,  visto che il pari, anche se ricco di gol, non aiuterebbe di molto la già proibitiva rincorsa che la Reggina si appresta a provare.

Pasquale De Marte