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La Reggina si consegna all’Inter

Era difficile immaginare che le centododici partite di imbattibilità casalinga in campionato di Josè Mourinho potessero  interrompersi a favore dell’interruzione del digiuno da vittoria della Reggina, che dura ormai da quattro mesi.

Con il giovane Adejo, schierato

 al posto di Sestu,  i primi cinque minuti degli amaranto sembravano prefigurare una partita diversa da quella che ha visto i primi minuti di gioco concludersi con il doppio vantaggio interista.

Infatti, un tiro di Brienza ben deviato da Julio Cesar ,è il primo squillo di Inter-Reggina.  Poi va in scena lo strapotere degli uomini di Mourinho, palesemente favorito dalla pochezza difensiva messa in campo dalla Reggina.

Sembra di essere tornati indietro di qualche mese, prima Cambiasso approfitta di un fuorigioco fatto malissimo, poi  Ibrahimovic  trasforma un rigore, causato da Valdez su Mancini e la gara appare già in cassaforte per la capolista del campionato.

Le occasioni migliori sono neroazzurre con un palo e una conclusione a botta sicura fallita dallo stesso attaccante svedese, ma la Reggina davanti riesce a creare senza riuscire a pungere. I problemi nascono, però,  dalle imbarazzanti amnesie difensive della squadra  di Orlandi, a fare il resto ci pensa l’indiscutibile qualità della squadra avversaria.

In una partita che  diventa una specie di esercitazione per il possesso palla interista, intorno al 35’ la Reggina torna a farsi vedere con un’azione personale  di Cozza, il cui tiro sul primo palo, finito sul fondo, è ben controllato dal portiere neroazzurro.

Nel suo sfortunato cammino verso la serie B, la Reggina non si fa mancare nulla e ai rimpianti per le ingenuità costate carissimo in avvio di partita, si aggiungono quelle per la terza occasion mancata , stavolta  da Barillà. Il centrocampista, fresco di convocazione in under21, lanciato da Cozza e solo davanti a Julio Cesar si fa ipnotizzare  dalla saracinesca interista, ma le colpe del giovane reggino sono maggiori dei meriti del portiere.

Nel secondo tempo si apre uno scenario che vede l’Inter tenere il piede alto sull’acceleratore e la Reggina mettere in campo davvero poche idee e peraltro confuse.   Con qualcuno che, in campo, continua a rinvigorire il grigiore della sua stagione e soprattutto Sestu e Di Gennaro in panchina, ci sarebbe l’opportunità e il modo di operare qualche variante tecnico-tattica da parte della panchina amaranto, ma Orlandi ritiene opportuno continuare con gli undici iniziali.  A cambiare qualcosa è invece Zlatan Ibrahimovic  che fissa il punteggio sul 3-0 con un bel pallonetto dal limite sul quale nulla può  Puggioni. Il gol non è altro che la fase finale di un contropiede nato da un errore di disimpegno di Valdez, incappato in una delle sue giornate nere assieme al resto del pacchetto arretrato.

Julio Cesar para tutto e non concede neanche l’onore delle armi alla Reggina che manovra bene, riuscendo a trovare  delle conclusioni con Barreto dal limite e Lanzaro dalla distanza, ben neutralizzate dal portiere di Mourinho.

La maggior parte delle giocate sono propiziate da Cozza che è l’unico ad accendere la luce, nonostante le trentacinque primavere sul groppone e il passo che non è certo più quello degli anni migliori.

A San Siro finisce con una preventivabile sconfitta e le giornate per recuperare il gap dalla quartultima si assottigliano sempre di più.   Credere di poter raggiungere la salvezza è utopia pura. E’ vero  che tante volte i miracoli accadono, ma per poterli rincorrere occorre prendere decisioni coraggiose e dare la possibilità di giocare  a chi intende sputare sangue per la causa senza risparmiarsi, dato che arrivati a questo punto del campionato la valenza delle motivazioni è equiparabile ai valori tecnici da mettere in campo.

L’eventuale e probabile retrocessone sarebbe una sconfitta che i tifosi amaranto vorrebbero incassare con onore e dopo la sosta sperabile che qualcuno si prenda delle responsabilità nel fare delle scelte.

Pasquale De Marte