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Aronica e Brienza: amici contro

La Reggina, che non vince da tre mesi e mezzo, affronta al Granillo il Napoli con la solita consapevolezza che ogni occasione persa, da ora in avanti, potrebbe essere determinante ai fini della rincorsa ad una salvezza che appare lontana.

Gli azzurri, dal canto loro, non stanno meglio e le cattive prestazioni della squadra hanno spinto la società partenopea a sollevare

 dall’incarico Reja, il tecnico della rinascita dalla serie C, e a chiamare alla guida di Donadoni, successore e poi predecessore di Marcello Lippi sulla panchina dell’Italia.

Come ogni allenatore che si trovi a subentrare a campionato inoltrato, Donadoni difficilmente cambierà l’assetto tattico della squadra che dovrebbe prevedere il consueto 4-3-1-2  con Hamsik pronto ad inserirsi alle spalle dei temibili Lavezzi e Zalayeta.

Sulla linea dei quattro difensori sulla sinistra, in ballo per una maglia da titolare c’è anche Totò Aronica, alla prima da avversario al Granillo, dopo il biennio trascorso in amaranto.

Un paio di anni su buoni livelli, culminati con un addio abbastanza indolore dal punto di vista affettivo dato che il giocatore aveva manifestato l’intenzione di trovarsi una squadra che potesse permettergli di lottare per obiettivi più importanti della salvezza e l’ambiente reggino non aveva particolarmente gradito le dichiarazioni estive del difensore palermitano , sempre pronto a dichiarare il proprio amore verso il Palermo e la propria disponibilità al trasferimento in una piazza come Napoli.

All’Ombra del Vesuvio non ha trovato la fiducia avuta a Reggio e, da protagonista assoluto nella difesa  amaranto, si è trovato relegato al non entusiasmante ruolo di comprimario, per la verità non apprezzatissimo  dai tifosi partenopei che si interrogano sull’effettivo valore del giocatore, pagato ben tre milioni e mezzo di euro, nonostante le trenta primavere sulle spalle.

Di certo alla difesa di Orlandi il suo apporto avrebbe fatto molto comodo.  Farebbero anche comodo anche i gol del desaparecido Franco Brienza, quello dell’anno scorso si intende, fraterno amico dello stesso Aronica

Per lui, ischitano,  non sarà una gara come tutte le altre, soprattutto perché vorrà dimostrare che questo campionato quasi fallimentare per lui, oltre che per la squadra, può essere rimesso in piedi dando un calcio alla sfortuna di fin troppi guai fisici e alle incomprensioni .

Singolare è il fatto che per anni uno si sia trovato a giocare nella città dell’altro a Palermo, e adesso continui ad avvenire la stessa cosa.

Non  ci sarà né tempo né modo di pensare ai rapporti privilegiati perché in campo, il discorso vale specialmente  per la Reggina, si dovrà sputare sangue per provare a portare a casa un risultato in una sfida dai contenuti agonistici infuocati.

La speranza reggina è che la forza della disperazione possa prevalere su quella motivazionale generata dal cambio dell’allenatore.

Pasquale De Marte