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Errare con Chievo e Catania è umano, perseverare col Lecce no

Tifare Reggina è un privilegio, una sorta di scelta di vita e chi la fa è ben cosciente che sostenere i colori amaranto è spesso sinonimo di sofferenza, molto più di quella con cui si confrontano i supporter delle formazioni più blasonate.

Un esempio tangibile di ciò sarà la gara di Lecce, in cui gli uomini di Orlandi, con l’acqua alla gola, si giocano gran parte

 delle proprie possibilità di permanenza nella massima serie. Mai come in questo caso sarà necessario mettere in campo tutta la capacità di destreggiarsi nelle difficoltà, che è universalmente riconosciuta al Dna di una squadra che nella sua storia è spesso arrivata a confezionare miracoli, alcune volte resi necessari dalle inopinate strategie societarie degli ultimi tempi.

Al Via Del Mare servirà un’impresa,  anche perché il Lecce con tutti i suoi vertici sta reclamando un’attenzione particolare da parte  degli arbitri, rei di non aver ancora concesso un calcio di rigore alla formazione salentina nell’arco di questo campionato e di averne negato uno clamoroso agli uomini di Beretta, proprio domenica scorsa.

Servirà un direttore di gara con la giusta personalità, perché se i pugliesi lamentano la perdita di un punto per un errore arbitrale, la Reggina potrebbe rivendicarne due nella sola partita con la Fiorentina gravemente condizionata dalle macroscopiche sviste di Bergonzi, autore di un mediocre arbitraggio condizionato da un’espulsione e due rigori a favore negati agli amaranto.

La speranza è che Gava possa essere all’altezza della situazione, in modo che a decretare il risultato finale sarà il solo responso del campo in modo indipendente da grottesche decisioni della terna arbitrale.        

Per la Reggina è davvero l’ultima chiamata e occorrerà ottenere il massimo per fare la voce grossa nei confronti di chi la considera già spacciata.   Amaranto e salentini sono le ultime della classe e per il sodalizio reggino questa sfida ha un sapore molto simile allo scontro diretto col Chievo, bucato clamorosamente e origine di gran parte dei guai che emergono dalla classifica.   Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico e perciò sarà necessario per un novanta minuti isolarsi dalle pressioni, dimenticare che la vittoria non arriva dal 23 novembre, pensando solo alla partita come una finale da portare assolutamente a casa.  Facile a dirsi, inevitabilmente difficile a farsi.

E’  un match tra due squadre che collezionano record negativi perché non va dimenticato che la Reggina continua ad essere il peggior attacco esterno e la peggior difesa in assoluto del campionato, ma soprattutto che il Lecce non riesce a fare bottino pieno davanti ai propri sostenitori dal 28 settembre, un’eternità.

Espugnare Lecce significherebbe mantenere il vantaggio nello scontro diretto, cosa che a fine stagione potrebbe tornare utile se gli amaranto dovessero essere ancora in corso. Le assenze, in ogni caso, non aiutano certo Orlandi e, forse non solo in modo scaramantico, la bilancia sembra pendere a favore dei padron di casa che, in ogni caso, possono contare su quattro punti in più che, a questo punto del torneo, pesano come un macigno.

Per certi versi la gara, per la Reggina, assomiglia molto a quella di Catania dello scorso anno, ripetersi a poco meno di un anno di distanza è, forse, l’unica via per tornare a dare un senso a questo campionato.

Pasquale De Marte