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La Reggina ha preso il passo del gambero

Si può essere ultimi in classifica in senso positivo o negativo. Si può andare a giocare una gara in trasferta da ultimi, mettendo in campo la grinta, la compattezza e la voglia di vincere di chi intende riscattarsi. Si può giocare invece, nell’accezione negativa, come ultimi in classifica, mettendo in mostra anche in maniera assortita tutti i limiti che hanno fatto scaturire gli amari ma forse onesti numeri: 17 punti, peggior difesa (43 gol), peggior attacco esterno (4 gol), secondo peggior attacco complessivo (20 gol, due in più del Chievo).

La speranza che negli ultimi 3 mesi di campionato la Reggina possa mostrare un volto completamente diverso, sbatte contro chi pensa di risalire la china col passo del gambero. Se otto giorni fa era inconcepibile affrontare il Palermo con una formazione iperabbottonata, poteva invece avere un senso presentarsi guardinghi in quel di Catania. Guardinghi nel modulo, ma spregiudicati nella mentalità. Dopo l’1-0 di Capuano, qualunque esigenza tattica perdeva di significato. Ma invece di andare avanti…

Già prima della segnatura del Catania, non si era comunque vista una parvenza di squadra. In tanti reclamavano la palla sul piede salvo consegnarla subito agli avversari, in molti sembravano in preoccupante ritardo atletico, tutti parevano essersi conosciuti al parcheggio dello stadio un’ora prima del match. In campo dunque non da ultimi ma come ultimi. In questo contesto, non dare fiducia a nessuno dei ragazzi in panchina (o non levare la fiducia a nessuno dei ragazzi in campo) fino al 2-0 di Potenza è stato il primo oltre che fortissimo segnale di resa.

Il presente dice che la Reggina è a sei punti dal quartultimo posto. E’ la testimonianza del fatto che le dirette concorrenti, tranne il Torino, hanno operato tanto sul mercato di gennaio ma forse hanno operato male preferendo i nomi alla sostanza; ma è anche la conferma dell’enorme rammarico (o della colpa ingiustificabile) per i mancati interventi in entrata del presidente Foti, tra l’altro già annunciati dallo stesso a settembre 2008. Il futuro? Comunque vada a finire, sarebbe bello oltre che doveroso affrontare i prossimi tre mesi a petto gonfio.

Paolo Ficara