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La Reggina attendista viene svegliata da Hallfredsson

Arrivati al 24° turno della Serie A, ancora non si capisce se la Reggina è uno studente che si applica nonostante le difficoltà di apprendimento, oppure se è un lavativo dalle grandi potenzialità. La classifica sta bocciando da parecchio tempo questa squadra dall’identità ancora poco nitida, che ieri contro il Palermo non ha tirato fuori ciò che tutti si aspettavano, Ballardini compreso. Per almeno un’ora l’aggressività, la voglia di vincere, il vigore atletico e soprattutto le giuste ispirazioni tecnico-tattiche (che nel calcio non corrispondono alla voce “varie ed eventuali”) non sono pervenute.

Il modulo 3-5-2, o 5-3-2, con tanto di atteggiamento attendista, ha avuto ragion d’essere nella gara esterna col Torino, nella gara interna con la Roma ed alla Scala del calcio contro il Milan. Ieri al “Granillo” contro il Palermo, la Reggina doveva vincere a tutti i costi. Per farlo bisognava aggredire, non attendere. Gli amaranto hanno invece insistito nel proporre una muraglia a livello della propria trequarti nel primo tempo, difendendo strenuamente l’ultimo posto in graduatoria.

Le scelte di mister Orlandi stavolta sono ampiamente discutibili. Troppi cinque difensori, troppi tre mediani, esagerato far spremere Di Gennaro in marcatura su Liverani (tra l’altro il regista del Palermo ha sempre eluso elegantemente ogni tentativo di pressing). L’assenza di Cozza ha tolto qualità al settore nevralgico, una qualità che doveva essere recuperata sulle fasce. L’ingresso di Sestu al posto di Krajcik, ad inizio ripresa, rappresenta una sorta di ammissione dell’errore.

Ha fatto specie poi vedere addirittura il desaparecido Hallfredsson entrare in campo e suonare praticamente la sveglia ai compagni. Posto che l’infortunato Barillà avrebbe dovuto preferibilmente lasciare il posto ad una punta, l’islandese ha dato l’esempio di ciò che doveva essere fatto dal primo minuto in quanto a carica agonistica.

A quattordici gare dal termine, l’augurio è che vada sempre in campo la migliore formazione possibile, e che questa sia dettata dalle esigenze di classifica. L’inserimento di un difensore in più ha sì permesso di concedere poco agli avversari nelle ultime settimane, ma ha evidenziato ancor di più le difficoltà di un attacco che patisce sia qualche carenza strutturale, sia l’assenza di schemi. I corsi di recupero proseguiranno domenica prossima nell’infuocato “Massimino” di Catania.

Paolo Ficara