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Serve vincere ottanta giorni dopo, ma occhi aperti su Miccoli

Sono circa ottanta i giorni trascorsi da quando la Reggina manca all’appuntamento con la vittoria, poiché l’ultima delle quali  è arrivata il 23 novembre dello scorso anno contro l’Atalanta. Un’eternità che si vuol provare a interrompere battendo il Palermo  per rilanciarsi definitivamente nella corsa alla salvezza.

Già, perché se si dovesse riuscire nella, comunque gravosa, impresa di conquistare i tre punti contro i rosanero sarebbe concreta l’ipotesi di trovarsi a

tre punti dal quartultimo posto, ultimo valido per mantenere la categoria, visti gli impegni delle dirette concorrenti                                                  .

E’ pur vero che in certe situazione è lecito affidarsi a qualche frase fatta e mai come in questo caso “tra dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

Un mare molto più ampio di quello che divide la Calabria dalla Sicilia, dove da un anno e mezzo a incantare il popolo palermitano c’è Fabrizio Miccoli, uno che in carriera ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto e che alla soglia dei trent’anni vuole provare a togliersi qualche altra soddisfazione con la maglia di una delle outsider di questo campionato.

Come i già affrontati Kakà e Pizarro, anche lui ha la Reggina nel destino: squadra a cui ha segnato il suo primo gol in serie A con la maglia del Perugia, nonché suo secondo bersaglio preferito in assoluto in massima serie con quattro realizzazioni.

L’idea di vederlo in forma stratosferica come nella gara vinta dai suoi contro il Napoli preoccupa e non poco, specie perché è sempre partito dalla sinistra, attaccando la destra avversaria, confezionando degli splendidi assist per i suoi compagni.

Il dato di fatto è che molto spesso la Reggina si è vista sfuggire di mano delle gare per la giocate di un singolo proprio da quel lato, a testimonianza di come pur cambiando gli uomini sulla destra esista qualche problema.  Giocatori molto simili a Miccoli, tra l’altro, brevilinei e abilissimi nell’uno contro uno.

Qualche esempio ?  Pato, nell’ultima gara contro il Milan,  Zarate e Cassano nelle sconfitte casalinghe contro la Lazio e Sampdoria, sebbene contro blucerchiati e biancocelesti fosse ancora impiegato l’accantonato schieramento difensivo a quattro.

Nevio Orlandi, sicuramente, ci sta pensando mentre Bruno Cirillo, chiamato con ogni probabilità a sostituire lo squalificato Lanzaro, è pronto con il suo orgoglio a rispondere ai fischi giunti a coronamento di una stagione da dimenticare  fino al momento, ma pur sempre rimediabile,  reagendo a errori come quello dell’andata al Barbera che, di fatto, diede i tre punti ai rosanero.

Il Palermo arriverà a Reggio con la possibilità di giocare con due risultati su tre, in vista del doppio impegno casalingo contro Juventus e Catania, ma non è nella mentalità di Ballardini farlo, tant’è che i rosanero e il suo Cagliari della scorsa stagione sono contraddistinti dalla scarsa propensione all’ottenimento dei pareggi, a testimonianza di come l’ex tecnico della Sambenedettese intenda giocarsela sempre e comunque.

Il rendimento da scudetto del Palermo in casa non è tale lontano dalle mura amiche e anche su questo è autorizzabile un cauto ottimismo in vista della sfida del Granillo.

L’ottimismo nasce, più che dall’aspetto puramente numerico dalla classifica, dalla reazione che la squadra ha avuto e dall’agonismo che mette in campo negli ultimi tempi, forte, forse, anche di una condizione fisica che sta supportando più che in passato Barreto e compagni.

Una prova di ciò deriva che molto spesso le squadre guidate nella preparazione fisica dal prof. Mondilla hanno quasi sempre avuto il periodo di maggior brillantezza fisica nella seconda parte del campionato, senza dimenticare che l’età media relativamente bassa della squadra potrebbe garantire una freschezza atletica notevole , sperando che non si continui a pagare dazio all’inesperienza nelle partite chiavi come nel caso di Carmona, ingenuo a farsi espellere contro il Chievo.

La rincorsa è perciò difficile, ma possibile.

Pasquale De Marte